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IRONICA JANE. 200 anni di MANSFIELD PARK (5 di 5)

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200 anni di Mansfield Park, di Giuliana Giulietti

Ironica Jane

 
Jane Austen è sempre stata dalla parte dello spirito, della vita, dell’affermazione.
Perché, dunque, in Mansfield Park una così grande severità e un’eroina così impopolare? In Orgoglio e Pregiudizio la grazia dello spirito è associata alla felicità e alla virtù, in Mansfield Park è invece associata all’infelicità e al vizio.
Che cosa le è accaduto tra i due libri? Le è accaduto che voleva delle ombre.
Troppo leggero e brillante e spumeggiante le sembrava Orgoglio e Pregiudizio e lei voleva andare più a fondo, scavare nelle sue immense profondità di creatrice, interrogare le proprie inquietudini. Il mondo di immobile tranquillità nel quale viveva di lì a poco sarebbe scomparso e con esso i valori in cui la scrittrice credeva: il principio di autorità, il senso del dovere, il buon senso sul quale ogni cosa buona può essere edificata.

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All’epoca di Jane Austen, il buon senso o senso comune si fondava sulla condivisione di giudizi formulati in base alle informazioni date dai nostri sensi, dall’osservazione dei comportamenti umani in modo da comprenderli davvero ed era una tale condivisione a rendere compatta la società. Una compattezza che stava per essere scardinata da cambiamenti tumultuosi che all’autorità del buon senso opponevano il libero dispiegarsi di volontà e bisogni individuali, tra cui quello di esplorare le eccitanti energie della personalità.
Energie che Jane Austen giudicava pericolose e non per un conservatorismo incallito e bigotto, ma per il loro essere svincolate da qualunque direzione e controllo morale (è questo il caso di Mary e Henry Crawford) e perché credeva fermamente – come fa notare Lionel Trilling – nel paradosso che “l’io potrebbe distruggere se stesso con le medesime energie che lo definiscono, e potrebbe preservarsi negando quelle stesse energie”. Avendo cioè per esse misura, equilibrio, senso del limite.
In Jane Austen l’ironia è parte della vita morale ed è un modo per comprendere la realtà, i suoi paradossi, contraddizioni, anomalie e la sua prima e fondamentale ironia – nota ancora Trilling- è il riconoscimento del fatto che lo spirito non è libero, che è condizionato, limitato dalle circostanze. Ed è soltanto in ragione di tale anomalia che esso acquista virtù e significato. Questa ironica verità ha un valore universale perché sempre, in ogni epoca storica – e ogni epoca storica porta con sé sconvolgimenti e turbolenze – per le donne e per gli uomini sostenere la virtù è difficile e la moralità può comportare rinuncia, sacrificio, angoscia solitaria.

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Fanny Price è l’incarnazione di questo sforzo solitario che le permette – anche in mezzo a traffici egoistici, menzogneri, distruttivi e in dialogo incessante con se stessa – di mantenere intatta la propria consapevolezza morale.
Che poi significa assumersi la responsabilità della propria vita, delle proprie scelte e risponderne. In Orgoglio e Pregiudizio, Lydia Bennet (fuggita con quel poco di buono di Wickham) è infine e generosamente perdonata. In Mansfield Park il rapporto tra colpa, perdono e punizione si complica, assume tinte più cupe.
Sir Thomas perdona Julia, ma è inflessibile nel punire Maria e con lei Mrs Norris. Allontanante da Mansfield, zia e nipote si trasferiscono in una residenza situata in una regione remota, dove, recluse insieme senza alcuna compagnia, senza affetto da un lato, né giudizio dall’altro, si può ragionevolmente supporre che i loro caratteri divennero per le due donne una punizione reciproca.
Perché una cosi implacabile severità? Certamente la fuga di Maria è più grave di quella di Julia e di Lydia, ma ciò che Jane Austen condanna è qualcosa di più del semplice adulterio. A fare questione sono la sua insincerità e la sua irresponsabilità.

Maria ha sposato un uomo che disprezzava solo per venalità e vanità. Voleva Sotherton, tantissimo denaro, i salotti di Londra. Durante la recita a Mansfield si lascia andare alla passione per Henry Crawford umiliando pubblicamente il povero Mr Rushworth che avrebbe piantato all’istante se solo Crawford le avesse chiesto di sposarlo. Ma è Crawford a piantare lei. Sir Thomas accorgendosi che la figlia non è per niente innamorata di Mr. Rushworth la invita a rompere il fidanzamento. Non sacrificare la tua felicità – le dice. Maria è dunque libera di scegliere e di agire secondo verità e buon senso. Agisce invece per ripicca e senza assumersi la responsabilità delle proprie scelte sposa Rushworth per abbandonarlo- in modo altrettanto irresponsabile – non appena Henry Crawford ricompare all’orizzonte.

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Mai un romanziere – ha ragione Virginia Woolf- è riuscito a trasmetterci come Jane Austen il suo senso impeccabile dei valori umani. Anche quando ci fa ridere con i suoi buffoni, i suoi pedanti, i suoi mondani, i suoi snob.
Jane Austen viveva a Chawton nello Hampshire, un mondo tranquillo e del quale nulla avrebbe cambiato, né un mattone né una foglia. Un mondo che amava e che stava per essere spazzato via e al quale rende omaggio in Mansfield Park.
Un grandissimo romanzo nel quale la più perfetta artista tra le donne ci racconta quanto sia difficile in mezzo alle turbolenze della storia, ai giochi di potere, al dispiegarsi di energie distruttive, mantenere intatti la fedeltà a se stessi, l’ironia, il buon senso. Una verità universale – ripeto- e che ancora oggi ci tocca e ci parla.

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