Non starò a raccontarvi delle storie

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Indirizzi

giardino, 1950

Questa fotografia fu usata come cartolina, è indirizzata al padre di mio padre, da sua madre. In una calligrafia leggermente infantile, con alcune incertezze dovute forse a un pennino difettoso, il figlio è chiamato “Ing.re”, appellativo che prenderà anche nostro padre, segue il nome, e, la riga sotto, “e famiglia”; poi il nome della villa, e il nome del paese, sul lago di Como. Non c’è nome della via, nè numero civico. Da adolescente, mi affascinava molto l’intestazione della carta da lettere di mio padre, riportata sui fogli, e sul retro delle buste: il nome, la città. Nient’altro. Anzi, con vago snobismo antifascista, si indicava il nome precedente all’accorpamento, voluto dal regime, col paese vicino. Così si indicava il nome, e un luogo inesistente. La fotografia è presa dall’alto del giardino della casa dei nonni -per me bisnonni, dove i miei andarono ad abitare una volta sposati. Le fasce, che si arrampicavano su sulla collina diventando poi uliveto, avevano tutte un nome, “delle margherite”, “della fontana”, “dell’altalena”, “delle rose”, le principali, e delle parafrasi, le minori: “quella sotto la fascia delle rose”, “la seconda sopra la fascia della fontana”, “la fascia sotto la fascia dell’orto”, c’era poi anche “l’ultima del giardino”, “la fascia di Mario”, “la fascia su in cima”.

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