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THE WAY HE LOOKS, Teddy Award alla Berlinale 2014

Berlino / il Teddy Award

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Per dieci giorni, ogni anno a febbraio, Berlino vive sotto il segno dell’arte cinematografica. La Berlinale, il festival internazionale del cinema, offre al suo fedele ed eterogeneo pubblico un’immensa scelta di produzioni provenienti da tutto il mondo: opere che avvicinano gli spettatori a storie grandiose o di semplice quotidianità. Tra queste molte, moltissime, parlano di persone e relazioni omosessuali. Non è quindi un caso che proprio Berlino e la Berlinale ospitino ed assegnino, sin dal 1987, il Teddy Award, il più importante premio mondiale del film queer.

L’edizione di quest’anno, la sessantaquattresima, ha conferito il Teddy Award per il miglior lungometraggio al film brasiliano Hoje, eu quero voltar sozinho (il titolo inglese ufficiale è The Way He Looks) di Daniel Ribeiro, che non solo ha trovato proprio a Berlino un distributore italiano, ma è anche stato prontamente guadagnato agli schermi del 29esimo Torino Gay and Lesbian Film Festival, appena conclusosi, e dove ha ottenuto il Premio del pubblico.

The Way He Looks è la versione lunga di un cortometraggio, Eu ñao quero voltar sozinho, che Ribeiro ha girato nel 2010 con gli stessi attori: Ghilherme Lobo nel ruolo principale del quindicenne Leonardo (Leo), Tess Amorim in quello della sua migliore amica Giovana, e Fabio Audi che interpreta il personaggio di Gabriel, il nuovo compagno di classe. Daniel Ribeiro aggiunge al plot non solo una serie di conflitti ed una convincente galleria di nuovi personaggi, ma concentra la storia sul forte desiderio di indipendenza di Leo.

Cieco sin dalla nascita, Leo vive circondato dall’amore premuroso ed estremamente protettivo dei genitori e della sua migliore amica e compagna di classe Giovana, che, ogni giorno, lo accompagna a casa dopo la scuola. L’arrivo di un nuovo compagno, il riccioluto Gabriel, porta una ventata di aria fresca nella vita dei due amici, che lo coinvolgono nei loro pomeriggi in piscina. Gabriel rappresenta per entrambi un mondo di nuove emozioni, ma in particolare per Leo. Daniel Ribeiro – supportato da un incantevole Ghilherme Lobo, che riesce a convincere perfettamente lo spettatore della cecità del suo personaggio – racconta l’innamoramento di Leo nei confronti di Gabriel attraverso l’accentuazione degli altri suoi sensi, come il tatto e l’olfatto, chiamati a compensare la mancanza della vista.

La cecità di Leo in The Way He Looks sta per la ricerca di nuove verità, delle svariate possibilità che la vita offre; sta soprattutto per quel timido, ma curioso ed inarrestabile tentativo di tastare il terreno, di muovere i primi passi nella dimensione della pubertà, quale universo di sensi ed emozioni, tutto da scoprire per chi vi si affaccia. Ribeiro ne traccia così un’immagine dai colori tenui, che non ne nega le difficoltà e i dolori, ma proprio per questo riesce a renderli più sopportabili, quasi leggeri, accompagnati dal sostegno incondizionato e discreto dei familiari di Leo e da quello di Giovana. Persino le canzonature dei compagni, seppur spiacevoli all’impatto, non lo scalfiscono.

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Lo spettatore, posto di fronte alla leggerezza poetica delle immagini di Ribeiro, diviene osservatore discreto di come questi tre adolescenti comincino a riconoscere e condividere i propri sentimenti, delle loro prime timide carezze. L’amore tra Leo e Gabriel non viene mai etichettato da Ribeiro. Se nel cortometraggio del 2010, il giovane regista paulista faceva chiedere ad una stupita ed imbarazzata Giovana, alla quale Leo aveva appena confidato la propria passione per Gabriel, se quella passione fosse un ‘amore gay’, nel lungometraggio Ribeiro rinuncia completamente a questa terminologia. Solo i compagni dei tre protagonisti, di tanto in tanto, ricorrono ad allusioni e frecciatine, che non vogliono tuttavia mai minacciare, bensì solo giocare in maniera immatura e fastidiosa. Non a caso, il film di Ribeiro viene definito una storia di ‘Coming-of-Age’, e non di ‘Coming-Out’. I personaggi di Ribeiro sono gay e basta, la loro omosessualità non rappresenta un problema, non necessita spiegazioni, né tanto meno giustificazioni. L’amore tra Leo e Gabriel trova tacito consenso nello sguardo affettuoso della nonna del primo, nelle parole incoraggianti dei suoi genitori e nella serenità con cui il quindicenne Leo si confida con la sua migliore amica Giovana che ne diviene la prima sostenitrice.

Daniel Ribeiro racconta come l’affetto nasca dal nulla e non abbia nemmeno bisogno della stimolazione visiva. Leo si innamora di qualcuno che lo fa star bene, che gli è vicino, di qualcuno che quasi incidentalmente è un ragazzo, come lui. Non ci sono conflitti, tensione o drammaticità nella scoperta dei suoi sentimenti. È così come dovrebbe essere, così come si vorrebbe che già fosse, ma di fatto, ahimè, ancora non è.

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Non è cosi in Brasile, dove la presidente Dilma Rousseff nel 2011 ha vietato di introdurre nelle scuole una serie di unità didattiche volte a combattere il fenomeno del bullismo dovuto ad omofobia. Non lo è in Italia, dove proprio quest’anno, lo stesso destino hanno avuto i manuali del progetto UNAR, ‘Educare alla diversità nella scuola’ e dove, al liceo classico ‘Giulio Cesare’ di Roma, due insegnanti sono stati denunciati per oscenità e corruzione di minorenni per aver fatto leggere ai proprio alunni (15-16 anni) un romanzo che narra di una ragazzina cresciuta da una coppia di uomini. E non lo è nemmeno nella libertaria e progredita Germania, dove l’intenzione del governo di coalizione rosso-verde (SPD e Die Grünen) della regione del Baden-Württmberg (Stoccarda, per intenderci) di inserire nel programma didattico di ogni disciplina della scuola pubblica la pluralità d’identità di genere e la realtà delle famiglie arcobaleno ha scatenato una vera e propria crociata omofoba. “Stop alla propaganda per una nuova morale sessuale e protezione dei valori della famiglia fondata sul matrimonio” si legge nel testo della petizione lanciata alla fine di novembre 2013 da Gabriel Stängle.

Con questa petizione, l’insegnante di una scuola del Baden-Württemberg, ha voluto bloccare la linea guida del governo regionale rosso-verde, che raccomanda alle scuole, a partire dal 2015, di prestare maggiore attenzione all’insegnamento dell’esistenza di molteplici identità di genere ed orientamenti sessuali. 192.000 tedeschi hanno sottoscritto la petizione online: “No al programma didattico 2015 sotto il segno dell’ideologia dell’arcobaleno”. Il sostegno mediatico è arrivato da tre paladine dei ‘sani, vecchi valori’, primo fra tutti quello della famiglia tradizionale: le giornaliste Birgit Kelle e Gabriele Kuby, nonché Beatrix von Storch, avvocato e membro del partito euroscettico ‘Alternativa per la Germania’. Dietro a loro, la Chiesa cattolica, i partiti CDU e FDP, oltre a esponenti dell’estrema destra. E così, dopo aver manifestato in piazza il proprio dissenso nei confronti di un programma didattico per una scuola libera da pregiudizi e discriminazioni, questi nuovi crociati sono riusciti a bloccarne l’introduzione e l’applicazione, facendo fare un grosso passo indietro al governo rosso-verde, che dichiara di voler rielaborare il programma scolastico, così che possa accontentare chiunque. È la vittoria del paradossale diritto a contestare l’omosessualità: tollerarla si, accettarla totalmente e con rispetto no.

THE WAY HE LOOKS

Goethe sosteneva che “tollerare significa offendere” (Massime e riflessioni, 1833, postumo). Se la tolleranza, da un lato, segna la fine di persecuzioni, dall’altro solidifica, infatti, le disuguaglianze. Tollerare è accettare in maniera pragmatica qualcosa che, di fatto, si continua a rifiutare, a guardare con sospetto, senza darle uguale valore. Dietro alla tolleranza dell’omosessualità da parte dei più conservatori si cela l’assurda speranza che gay, lesbiche, bisessuali e intersessuali, ottenuta la certezza di non rischiare più la persecuzione, ritornino ad essere invisibili. Impossibile! E Berlino, col suo Teddy Award ne è una significativa dimostrazione.

The Way He Looks di Daniel Ribeiro, ha argomentato la giuria che lo ha premiato, “dà nuovo significato al vecchio adagio l’amore è cieco”. Il film non racconta un mondo utopico, bensì un mondo possibile e libero da pregiudizi, nel quale nessuno è infelice perché costretto a seguire modelli normativi che gli sono estranei. È un mondo che già esiste; Berlino e la Berlinale se ne fanno teatro. Non a caso, fu proprio a Berlino che Federico il Grande proclamò che “ognuno ha diritto d’essere felice a suo modo”.

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