Non starò a raccontarvi delle storie

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IL PICCOLO PRINCIPE VA CON TUTTI

saint-exuperyDa un po’ di anni
ve ne sarete accorte
sembra che le morti lontane di chi scrisse libri
di successo
si riverberino nelle librerie
come slavina che tutto travolge.
Son 70 anni ch’è morta Woolf!
Yuppii! vai con tante edizioni di Woolf
(in realtà è un esempio
trovato male, che allo scadere dei dirittti di Woolf c’è stato un po’ di woolfamento
ma spesso molto interessante e felice).
Son 70 anni ch’è morto Fitzgerald!
Vai fitzgeraldiamo il catalogo!
Son 70 anni ch’è morto Freud!
Un sogno!
L’usato sicuro
è un concetto che è slittato facilemente
dalle pubblicità dei concessionari
ai cataloghi delle case editrici.
Ha senso?
Ha senso che tutti gli editori
pubblichino tutti gli stessi autori?
Il Grande Gatsby moltiplicato per x editori
cosa ottiene?
Se vendeva 10 con un editore,
venderà 10 per x?
O ciascuno degli editori
si beccherà un 10 diviso x?
Solo che, ops, ok, non hai pagato
i diritti,
ma i costi globali di quegli x editori
dove si scaricano?
Ma pace, facciano quel che vogliono,
ci sono anzi delle volte cose che hanno un senso.
Per esempio che nel catalogo
Einaudi o Feltrinelli arrivino nuove
traduzioni di Woolf è bello
o che Proust sia accessibile a lettori
con pochi soldi da Newton Compton
morbidoso nei Mammut idem.
Ma Il Piccolo Principe.
Va bene, sarà l’astio
che ho sempre avuto
per quel libro,
ma perché
perché
perché
ora devo vederlo
sotto ogni marchio editoriale possibile dell’orbe terracqueo?
Il Piccolo principe
nel catalogo Einaudi!
Ma che senso ha?
Pure con due copertine,
come un senso ce l’avesse.
Compratene due!
Forse ci sono cose
che neanche un marchio
come Einaudi
può sopportare invano.
Spiritus durissima coquit, si riferiva a questo?

(La stessa cartolina si
può riscrivere
mettendo Sellerio (Sellerio!)
là dove c’è scritto
Einaudi)

Un saluto
dalle librerie.
A presto, FN

Come capita alle cartoline,
qualcuno alle volte ci scrive sopra;
così ha fatto su questa
Paolo Canton,
che, trovatala sul muro
di facebook
ci ha scritto:

Caro signor Novaro, accade lo stesso con i farmaci: quando scade il brevetto tutti corrono a produrre e commercializzare il farmaco diventato generico. Il produttore titolare del brevetto, che dovrebbe aver guadagnato per anni dalla propria posizione di monopolio, si trova a dover condividere il proprio extra-profitto con una pletora di concorrenti. E questi continueranno a entrare nel mercato (dell’aspirina o del piccolo principe) fino a quando il prezzo sarà uguale al costo marginale e perciò l’extraprofitto nullo. Questo il meccanismo. Le leggi dell’economia si prenderanno l’onere di fare rapidamente pulizia e, alla fine, ci troveremo con il piccolo principe in formato tascabile a pochi euro nelle collane dei classici insieme – vuole inorridire? – a Ovidio, Jacopo da Lentini e Baldassarre Castiglione. Senza neanche la gioia dell’edizione critica commentata Ricciardi. Ma la domanda resta valida: perché? I farmaci generici di solito li fanno piccoli produttori sconosciuti che stanno in bilico sulla lama da rasoio del costo marginale e del prodotto indifferenziato. Ma perché Einaudi? Perché Sellerio?

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