Non starò a raccontarvi delle storie

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I MORTI NON VEDONO per fortuna

Senza titolo
Il primo padiglione
del Salone del libro
di quest’anno aveva la moquette blu.
All’entrata c’era un mega
pannellone tipo
che diceva
Editoria di progetto.
Ok.
Non è che ti spiegassero cosa volesse
dire.
Per capire avevi
due possibilità:
repertoriare una dopo l’altro gli stand cercando
una caratteristica comune;
affidarti a dei cartonati che un qualche
geniale ufficio comunicazione
aveva disseminato qua e là.
Ne vedete uno nella cartolina qui sopra.
Ora.
Esiste nelle società
una cosa chiamata pietas, che impone, come proprio cosa basica,
di lasciare in pace i morti.
Ecco, non ve n’è traccia qui.
Io fossi la famiglia, gli eredi, Marina Berlusconi,
io,
li denucerei.
Non saprei dire cosa sia peggio:
Einaudi con la tuta,
Einaudi cartonato,
Einaudi descritto da quel testo,
Einaudi nel pensiero di chi
quel testo lo ha scritto,
non saprei.
L’idiozia quando è così feroce lascia ammutoliti.
Volevo dire che in quella sezione
c’era una miriade di ciofeche e poche -anche due-tre nuove- case
editrici degne di questo nome.
Volevo anche dire che questo padiglione salvo
chi resisterebbe ovunque (Hacche parlo di voi, o Del Vecchio, o 66thand2nd…),
gli altri erano come stritolati dalla montagna di pattume (compresi
i poverini di Minibombo e Nonostante).
Ma poi ho visto questo cartonato
e mi è sembrato
che il dramma non stava lì.
Questa, dicevo guardando quel cartonato spaventoso e che mi metteva in imbarazzo,
è la cultura che chi organizza il Salone vuole difendere.
Editori seri: quanto rischiate andandoci?

Un saluto
dal Salone del Libro,
a presto,
FN

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