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HAY LITERARY FESTIVAL, le elezioni europee, due note e un caffè, di Federico Andornino

 

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Londra / HAY LITERARY FESTIVAL, le elezioni europee, due note e un caffè

A Londra è arrivata la primavera.

O meglio, a Londra arrivò la primavera (“Il tempo passato remoto del modo indicativo è utilizzato per azioni che si sono compiute in un passato lontano e che si sono concluse” Zanichelli.it): è comparsa all’improvviso, si è divertita (beffarda) a guardare migliaia di londinesi affollare i parchi della città armati di barbecue portatili e cute color aragosta, e poi se ne è andata lasciandoci in balìa di pioggia, vento e stivali di gomma. Il tutto – ovviamente – quando qui inizia la stagione dei festival letterari estivi, il che significa una cosa sola: fango.

Vedete, nella mente dell’organizzatore di eventi inglese, le condizioni meteorologiche sono una variabile risibile, da ignorare ad ogni costo. Non importa che i tendoni montati in mezzo ai campi finiscano per assomigliare più a una Woodstock in miniatura che a un pittoresco matrimonio in campagna: non saranno certo i dieci centimetri di fango o le piogge torrenziali a fermare gli arditi lettori. E così eccomi su un treno diretto alla principale rassegna letteraria di fine primavera, il famoso Hay Literary Festival, nel ridente paesino gallese di Hay-on-Wye. Sponsorizzato dal Daily Telegraph e seguito dalla BBC, è l’equivalente del Salone di Torino e del Festival di Mantova messi insieme: nell’arco di due settimane decine e decine di autori (scrittori letterari, autori di thriller, giornalisti, chef, illustratori, autori per bambini e ragazzi) si susseguono senza sosta sui numerosi palchi allestiti (in mezzo ai campi per l’appunto), finendo per tracciare un po’ una mappa della scena letteraria anglosassone contemporanea.

Lo spirito è quello di una grande festa: nonostante le condizioni climatiche avverse molti visitatori decidono di piantare una tenda nel campeggio del villaggio e godersi più eventi possibili; i prati sono gremiti di famiglie con bambini, complice la chiusura stagionale delle scuole per la metà trimestre; e per una quindicina di giorni molti dei programmi radiofonici più seguiti trasmettono direttamente da qui e parlano solo di scrittura. Senza contare il mega tendone in cui si vendono (a prezzo pieno, supportando le librerie indipendenti locali) decine e decide di libri degli autori presenti al festival e dove gli scrittori soddisfano la voglia di autografi dei lettori. Pura libidine.

È il lato migliore del lavoro editoriale: verificare che di lettori ce ne sono ancora, e tanti. Vederli interagire con scrittori che ammirano e poi spiegare come e perché quel libro li ha colpiti mentre se lo fanno firmare: è una delle poche occasioni in cui chi lavora in una casa editrice si trova faccia a faccia con il lettore, ed è, almeno per me, decisamente elettrizzante.Se a ciò si aggiunge il fatto che girato un angolo ti puoi imbattere in Toni Morrison seduta a fumarsi una sigaretta, tutta profilo regale e chioma fluente, non deve stupire che alla fine di una lunga giornata fossi colmo di energia. Una sensazione straordinaria.

 

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E di energia ce ne vuole di questi tempi qui nelle isole britanniche, e qui aggiungo una nota extra-editoriale riguardante gli esiti sconfortanti delle ultime elezioni Europee. Come cittadino italiano residente all’estero ho votato per i candidati italiani al Consolato di Londra, ma non per questo sono rimasto immune dallo shock dei risultati: circa il 25% dei voti inglesi è andato allo UKIP, UK Independence Party, che ha fatto di xenofobia, antieuropeismo e omofobia le basi della propria campagna elettorale. Un disastro, specialmente per chi, come il sottoscritto, è un fan sfegatato dell’UE e sulle opportunità offerte dall’Unione ha costruito il suo futuro. È anche per questo che leggere di sinistre alleanze anglo-italiane fa particolarmente soffrire, forse anche di più in giornate come questa, dove a Hay si celebra la prodigiosa capacità creativa dell’essere umano: un dono che può agilmente contrastare il fango gallese, ma forse non è così immune dalla melma che si fa largo in Europa.

in breve…

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Il 6 giugno si annuncerà il vincitore del Baileys Prize for Women’s Fiction, il più prestigioso (e ricco) premio per un romanzo in inglese scritto da una donna. Qui potete trovare la shortlist (assai sugosa), e nel caso siate da queste parti il 3 giugno, non potete mancare all’evento in cui le autrici selezionate leggono estratti dai loro libri e firmano copie (due parole sole: Donna Tartt!)

il 1 maggio è uscito The Truth about the Harry Quebert affair, il romanzo fenomeno dell’anno che è entrato nella Top Ten del Sunday Times (anche grazie a una campagna di sconti parecchio aggressiva: il volumone costava solo £10 invece delle £20 di copertina). Il successo per un romanzo in traduzione non è scontato: qui se ne vendono pochi, nonostante le tante case editrici che fanno un lavoro egregio per diffondere libri stranieri. Ma i presupposti per un colpaccio in questo caso c’erano tutti: i diritti USA sono stati venduti a Penguin per cifre da capogiro (l’edizione americana è uscita questa settimana); l’editore inglese è MacLehose Press, lo stesso di Uomini che odiano le donne; e la confezione del libro è davvero pregevole. Staremo a vedere (e stay tuned per futuri post sulla letteratura in traduzione nel mondo anglosassone e sul futuro di MacLehose).

caffè…

Se c’è una cosa che mi manca qui a Londra è un buon caffè. Sono leggermente ossessionato dalla questione e quindi ho deciso di dedicare uno spazio alla ricerca dell’espresso perfetto.

Lezione 1: diffidate delle catene. E intendo tutte.

Lezione 2: fidatevi degli australiani. Down Under hanno una cultura della caffeina che è quasi ai livelli italiani. E a Londra per fortuna di australiani è pieno. Vi consiglio Lantana, in Charlotte Place: ottimo caffè (il flat white è da manuale), succose torte e muffin e camerieri aitanti (che non fa mai male).

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