Non starò a raccontarvi delle storie

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GIUNTINA SBARAZZINA

Peccati d'estate | Anat Einhar | Giuntina

Peccati d’estate | Anat Einhar | Giuntina

 

Giuntina è una casa editrice
di cultura ebraica.
Fondata 35 anni fa, sul sito scrive:
“La Giuntina è l’unica casa editrice europea specializzata in cultura ebraica che si rivolge a tutti i lettori con l’intento di far conoscere la storia e le tradizioni ebraiche, consapevole che solo una reciproca conoscenza tra le diverse culture e religioni può assicurare a tutti noi una convivenza pacifica all’insegna del rispetto.”
ha pubblicato testi bellissimi e fa
un’opera preziosa di divulgazione
e traduzione.
Per anni ha coltivato
un’immagine seria e rigorosa.
I suoi volumi erano tutti
senza illustrazione
rettangolari un po’
più stretti
e lunghi del
consueto,
fondo bianco
con larga cornice
a colore pieno
dati del testo
in alto allineati
al centro.
Da qualche anno
bum!
grande cambiamento!
Luci colori immagini e cotillons,
nel tentativo, si immagina,
di aprirsi a un pubblico
più vasto, che quel rigore non sa
decifrare.
Legittimo e onorevole.
Si poteva far meglio.
Il rischio è che dall’inavvertibilità dei volumi seriosi si
passi alla sparizione nel mare degli uguali.
Anche una maggiore attenzione alle immagini potrebbe aiutare.
Trascrivo la scheda del libro raffigurato e che si trova sul sito:
“Quattro storie in una città arroventata dal sole. I personaggi, come marionette mosse da fili immaginari, non possono sottrarsi al proprio destino; ognuno di loro reciterà la propria parte fino alle estreme conseguenze: chi quella della vittima, chi quella del carnefice. Accomunati dal calore di un’estate impietosa, che sembra risvegliare istinti e pulsioni violente, non troveranno sostegno nel prossimo né la forza interiore di respingere il peccato che li incalza.
Un professore di liceo scopre che i suoi studenti sono cresciuti e inizia ad averne paura. Un immigrato russo pulisce la casa di una celebre poetessa che lo accusa ripetutamente di furti mai commessi. Una bambina è costretta a portare un busto per curare la scoliosi e cerca aiuto in un misterioso vicino di casa. Una donna che non riesce a rimanere incinta stringe un patto sconsiderato con il cameriere di un bar sull’orlo del fallimento. Con una grande ricchezza di linguaggio, la capacità di mantenere sempre alta la tensione e la potenza di un immaginario vivido e di uno sguardo critico e arguto sulla società contemporanea, Anat Einhar tesse una trama avvincente e piena di significato che fa della sua opera prima una vera rivelazione nel panorama della letteratura israeliana.”
ma io mi chiedo:
c’è forse qualcuno che guardando questa
copertina non penserà che si tratti
di una storia gay?
Delle due l’una:
o nella scheda si tace che sia roba gay e lo si dice
insinuanti
senza parole, come
usava decenni fa,
o hanno toppato.
Mi si dirà che no, certo,
sono solo due ragazzi che giocano
mi si dirà che vedo gay dappertutto.
Dirò che la comunicazione si basa
su delle figure definite e sul loro uso.
Questa copertina dice: gay! gay! gay!
Lo sarà? Chissà, non lo possiamo sapere.

Un saluto
dalle libreie torinesi.
A presto, FN

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