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GERTRUDE STEIN, di Monasterolo / Boccaccini

Gertrude Stein

Queer Portraits, di Paola Monasterolo

16: Gertrude Stein

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Gertrude Stein

Chi è

Gertrude Stein (1874-1946) nacque dall’acciaio e morì nella luce. Da Pittsburgh a Parigi. Fu scrittrice, poetessa, drammaturga, collezionista d’arte e femminista. Era antipatica, eccentrica, cattiva e geniale. Si divertiva a guidare imprudentemente la sua Ford decappottabile “Tantine” mentre il suo barboncino Basket le leccava le orecchie. Amò Alice B. Toklas che le fece da cuoca, cameriera, segretaria, amante, correttrice di bozze e moglie fedele e tradita. Vissero insieme per quarant’anni – di cui trenta spesi nello stesso appartamento parigino – circondate dalla loro collezione, dalle scenate di gelosia di Alice e dai suoi deliziosi brownies all’hascisc che  piacevano tanto a Matisse, Bowles, Hemingway, Pound. Picasso la ritrasse come fosse un solo blocco di roccia. Lei osservò che di tutti i ritratti, il suo era quello che le assomigliava di più. ” Stein” significa pietra in tedesco.  Su questa pietra si è costruita parte dell’arte del Novecento.

[Federico Boccaccini]

Che c’è di Gertrude Stein in Italia?

Cesare Pavese tradusse per Einaudi Autobiografia di Alice Toklas (The Autobiography of Alice B. Toklas, 1933) nel 1938 nella “Scrittori stranieri tradotti”, continuamente ristampata sino ai giorni nostri -Einaudi nel 2010 l’ha riproposta, facendosi scudo del nome di Pavese e sorvolando sul fatto che in settantanni la lingua italiana fosse un po’ cambiata, nella “Letture Einaudi”- e che resta l’unica traduzione disponibile. Sempre Pavese, sempre per Einaudi, tradusse nel ’40 Tre esistenze (Three Lives, del 1909), anch’esso più volte ristampato e ora (2014) ritradotto da Giorgia Nepi per Elliot. Giorgio Monicelli, nel 1947 e nel 1948 tradusse per Mondadori Ida (Ida, A Novel, 1941) e Guerre che ho visto (Wars I Have Seen, 1945); Pivano tradusse Autobiografia di tutti (Everybody Autobiography, 1937) nel 1976, per la Tartaruga; questi i titoli che circolarono in Italia in questi ottant’anni. Quasi tutti abbastanza ristampati. Nel 2011 Sellerio ha ristampato Sangue in sala da pranzo (Blood on the dining-room floor, 1948) che Benedetta Bini aveva tradotto per Editori Riuniti nel 1985, ancora disponibile. Liberilibri (che nel 1989 aveva pubblicato la traduzione di Marina Morbiducci di Tender Buttons (1914; Teneri Bottoni, ristampato nel 2006)) nel 2010 pubblicò tre titoli a cura di Morbiducci: Sollevante pancia (Lifting Belly, 1953); Geografia e dintorni (Geography and Plays, 1922) e Opere ultime e drammi (Last Operas and Plays, 1949). Nel 2010 Archinto ha pubblicto Flirtare ai grandi magazzini per le cure di Marco Rossari. Ecco. Insomma il nome di Gertrude Stein corre lungo tutto il Novecento e un po’ di questo secolo con sempre gli stessi tre-quattro titoli più o meno. E tutti gli altri?

[FN]

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Gertrude Stein

Queer Portraits, di Paola Monasterolo

15: Gertrude Stein

-feat. Federico Boccaccini

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