Non starò a raccontarvi delle storie

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FUORISEDE, di Mariolina Bertini. 1: LA BOTTEGA OSCURA di Georges Perec. Quodlibet 2011

(In vista dei tre anni dall’apertura, e dopo seicento post, il 5 settembre un sito tutto nuovo accoglierà tutti i materiali prodotti sin qui, ordinati e tutti facilmente recuperabili. Ci saranno tutti i post di FNlibri, ma anche quelli di FNsomeday, e quelli di FNabout; sarà facile e diretto raggiungermi su facebook e su twitter e su flickr e su tumblr. Tutta la serie delle copertine sarà lì ben ben navigabile.

Insomma: ordine e accessibilità, oltre a una veste grafica smagliante e bellissima!

Ma siccome mica bastava che fosse un ordinato magazzino, ho pensato di rilanciare: ci saranno anche nuove cose. Tante, e imperdibili. Rubriche fisse, che andranno ad affiancarsi al Falso amico di Norman Gobetti, e a L’argent de poche di Giacomo Giossi. E, beh, vedrete a settembre.

Si chiamerà FN, e sarà un magazzino, ma anche uno snodo. Fra tutte le mie cose, ma anche, beh, anche questo lo vedrete a settembre.

Qui intanto anticipo una delle rubriche, nei prossimi giorni, forse, altre.

Fuorisede, di Mariolina Bertini. Una serie di interventi serrati sulla letteratura francese tradotta in Italia. Recensioni brevi, interventi, note, ciascuna illustrata da un “ritratto di copertina” di Paola Monasterolo. Evviva!)

Fuorisede, di Mariolina Bertini.
1: La bottega oscura di Georges Perec. Quodlibet 2011

ritratto di copertina di Paola Monasterolo

Perec / Monasterolo

Molto opportunamente, Quodlibet sembra aver raccolto il testimone da Bollati Boringhieri, che negli anni novanta del secolo scorso – su iniziativa di Alfredo Salsano – pescò tra gli scritti meno conosciuti di Perec una serie di testi straordinari, da Specie di spazi a Sono nato, dal Teatro a quell’esilarante pastiche del linguaggio scientifico che è Cantatrix sopranica.

I letterati di professione sono spesso diffidenti nei confronti di Perec, il cui humour sfugge alle definizioni accademiche e mette in ridicolo i gerghi sussiegosi della critica letteraria prima ancora che gli vengano applicati; Alfredo Salsano, che per nostra fortuna non era un letterato, ma un geniale economista, apprezzava di quello humour tutta la carica eversiva; per questo gli diede nel catalogo della casa editrice che allora dirigeva al fianco di Giulio Bollati, uno spazio imprevedibilmente ampio.

Dopo la bella edizione di Un uomo che dorme, ora Quodlibet ha mandato in libreria quello che è forse il meno letto, e il meno ristampato in Francia, dei libri di Perec, La bottega oscura.

Non è un romanzo, ma un catalogo di sogni; Perec lo ideò dopo la lettura di Nuits sans nuit, testo analogo di Michel Leiris. La trascrizione dei sogni era, insieme alla scrittura automatica, una pratica molto cara ai surrealisti, e Nuits sans nuits deve senz’altro le proprie origini al periodo surrealista del suo autore. Nel mondo di Perec però la poetica surrealista è ormai un oggetto da museo, e nulla potrebbe essere più lontano dall’autore di W, o il ricordo d’infanzia del mito surrealista della scrittura come espressione immediata e diretta dell’inconscio liberato da ogni censura morale e sociale.

Tutta l’opera di Perec è dominata dallo sforzo di raccontare in modo indiretto un’esperienza personale insostenibile (al centro, c’è il ricordo della separazione nel 1941 dalla madre che morirà ad Auschwitz ): strutture artificiose e complesse (dal lipogramma alle contraintes matematiche che reggono La vita istruzioni per l’uso) gli consentono di affrontare in modo allusivo e cifrato una materia autobiografica troppo carica di sofferenza, troppo irriducibile al linguaggio della cultura, troppo estranea alle convenzioni letterarie.

In apparenza, La bottega oscura, in cui Perec trascrisse, senza commenti, dei sogni fatti tra il 1968 e il 1972, parrebbe distaccarsi da questa poetica dell’allusione e della mediazione, che sboccherà nel realismo citazionale del grande romanzo del 1978. In realtà, è il simbolismo onirico a fungere da mediazione, e a trasporre il vissuto in una serie di straordinari quadri enigmatici; vi affiorano relitti inquietanti – come il riferimento ossessivo ai campi di sterminio – che ci riconducono instancabilmente, implacabilmente, al punto cieco centrale della memoria perecchiana, la scomparsa della madre. Il Perec parodista e umorista geniale affiora raramente; ma il sogno n. 21 su S/Z di Roland Barthes e le sue “coppie di termini” è piuttosto graffiante (“ce ne sono pagine e pagine. Ogni termine, o piuttosto coppia di termini, è così evidente che ci si chiede come sia stato possibile che nessuno se ne sia accorto prima e si sia dovuto aspettare Roland Barthes per accorgersene”).

Il traduttore , con pazienza certosina, ha chiarito in nota tutti i rimandi non evidenti per il lettore italiano, e si è avventurato anche nella spiegazione – biografia di Bellos alla mano – delle allusioni autobiografiche: oltre alla tragedia della scomparsa materna, i sogni della Bottega oscura raccontano anche la fine, per Perec dolorosissima, del suo amore per Suzanne Lipinska, l’animatrice della comunità di artisti che si ritrovava, tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta, al Moulin d’Andé, in Normandia.

Che questa edizione ben curata sia uscita nelle nostre librerie insieme alla ristampa, presso Einaudi, de Le Cose, introdotta da un saggio davvero esauriente di Andrea Canobbio, ci fa ben sperare per il futuro ; i lettori italiani di Perec si meritano un’edizione nella nostra lingua della biografia di David Bellos, esecrata dagli specialisti francesi, ma indispensabile per orientarsi nel mondo di Perec come la bussola a un viaggiatore dei tempi di Jules Verne.

Fuorisede, di Mariolina Bertini.
1: La bottega oscura di Georges Perec. Quodlibet 2011

ritratto di copertina di Paola Monasterolo


Perec / Monasterolo

Georges Perec, La bottega oscura / traduzione e note di Ferdinando Amigoni / 336 p. ; 16 € / Quodlibet -Compagnia Extra, Macerata 2011

(Arrivederci con Fuoerisede di Mariolina Bertini, a settembre: sul nuovo FN!)

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