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Lucio Fontana, Concetti spaziali; Einaudi Letteratura, 5

→ Lucio Fontana, Concetti spaziali; a cura di Paolo Fossati; Einaudi, Torino, 1970; 1a ed.; (Einaudi Letteratura, 5); 160 pp., con 44 tavole in b/n, tavole i col. e due disegni b/n nel testo; brossura; 20,5×12,5 cm.

nome della collana e numero d’ordine indicati alla copertina e al recto della guardia anteriore
titolo indicato al dorso, alla copertina, al frontespizio e alle pagine pari, in alto, giustificato a sinistra
responsabilità di direzione non indicata [Giulio Bollati e Paolo Fossati]
responsabilità grafica non indicata [Bruno Munari]
marchio della casa editrice presente al dorso (in colore rosso, dopo indicazione del cognome dell’autore e titolo dell’opera); al frontespizio [p. 3] (centrato, dopo autore / titolo / responsabilità della traduzione]

al colophon (verso della carta di guardia anteriore, in basso): Copiyight © 1970 Giulio Einaudi editore s. p. a., Torino

alla pagina dello stampatore [p. 164]: Finito di stampare in Torino il 14 febbraio 1970 per i tipi della Casa editrice Einaudi [9 giorni prima del titolo precedente]

→ Indice:
p. 5: Nota introduttiva di Paolo Fossati
11: Nota biografica
Concetti spaziali
15: Tavole
115: Manifesti spaziali
143: Elenco commentato delle tavole

→ Titoli dei Manifesti:
p. 117: Manifesto bianco (1946)
127: Spaziali (1948)
129: Spaziali (1948 o 1949)
131: Proposta di un regolamento (1950)
133: Manifesto dell’arte Spaziale (1951)
134: Noi continuiamo l’evoluzione del mezzo nell’arte [con due disegni b/n] (1951)
140: Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione (1952)

 

Il quinto volume della collana «Einaudi Letteratura» presenta come autore Lucio Fontana, un artista; non uno scrittore, se pure se ne danno nel volume alcune pagine.

A pagina 3 del volume, subito dopo il frontespizio, la Nota introduttiva di Paolo Fossati si fa carico apparentemente di subito dar conto del perché un volume di un artista –di un pittore–, e di come mai Fontana, in una collana intitolata alla letteratura. È un testo breve, 6 pagine, ma denso e accorato, animato da un senso di urgenza che fa pensare che Fossati qui non parli solamente di Fontana e della sua presenza in questa collana, ma della collana stessa e delle intenzioni che animano la casa editrice nel progettarla e costruirla, numero dopo numero.

“La giustificazione a questa antologia della grafica di Fontana dal 1946 agli ultimi anni di vita del pittore, non sta solo nella presentazione di una serie sufficientemente ampia ed articolata di fogli che mostrano una delle esperienze fondamentali delle arti figurative del ‘900: anche se il significato di tale esperienza sarebbe sufficiente alla sua proposta più documentata. Sta in un’ulteriore considerazione: e cioè che l’attività di Fontana, i modi e le soluzioni di questa attività, la meditazione su taluni temi che essa si è imposta, travalica lo specifico settore delle arti visive per giungere a un discorso insieme concettuale e operativo che è bagaglio comune a tutti gli altri settori di ricerca e di esperienza di cui ci troviamo a essere spettatori o attori.

Intitolando moltissime delle sue opere ‘concetti’, Fontana non privilegiava un momento intellettuale o mentale, al contrario richiamava l’attenzione, anche nel titolo, a una tale inestricabile incidenza tra concetto e operazione, tra pensato e agito, da poter mostrare come non si dà intervento immediato senza una concezione, e non si può proporre a sé o agli altri concezione alcuna senza imprestarla, verificarla, inventarla in un intervento concreto. Proponeva, in altri termini, un contegno globale e unificante, una scrittura effettiva e assorbente, che non sono patrimonio di questo o quel momento, di questa o quella ‘disciplina’, di questa o quella forma di autonomia operativa, ma implicano un ricambio fra tutte.

Ciò di cui più ci si è preoccupati, scegliendo fra alcune centinaia di disegni rimasti nell’atelier di Fontana dopo la sua scomparsa, è di mostrare che quella dei ‘concetti spaziali’ non è una poetica, ma, sia consentito insistere e ripetere, un’esperienza: e questa è proprio l’unica giustificazione del presente volume.”

L’unica giustificazione dell’intera collana, verrebbe da dire. Così come la forza dirompente e scandalosa, offensiva allora agli occhi di molti, del lavoro di Fontana negli anni in cui si manifestava appare ora illuminato dalla luce più pacata del tempo passato e dello status di classicismo raggiunto, così la presenza di Fontana in una collana di letteratura ha perso agli occhi nostri di cinquant’anni dopo molto della sua forza dirompente e del suo significato, ma, preziosa, traspare da questa introduzione una comunanza, quasi un’identificazione, fra Fossati e Fontana che ancora ci parla.

Fossati riconosce in Fontana l’esempio di un metodo, di un’etica e di un programma che egli riconosce come suo e anzi indica come un’esempio da seguire, una possibile via dell’essere artisti e intellettuali in quegli anni; implicitamente, Fossati, analizzando criticamente il lavoro di Fontana se ne dichiara allievo.

La collana «Einaudi Letteratura» si conferma così come un unicum nella storia editoriale italiana del Novecento: qui la curatela della collana –mai dichiarata nei colophon– travalica la sua funzione consolidata di organizzazione dei materiali, di ordinatrice, per farsi creatrice a tutti gli effetti.

È una posizione rara soprattutto nella assoluta mancanza di narcisismo e autoreferenzialità che Fossati, e Bollati, dimostrano negli apparati ai volumi che pubblicano. Un atteggiamento distante e coincidente con quello di Calvino direttore della «Centopagine», che nella scelta dei titoli definisce la sua idea di letteratura e vicina, seppur quella abbia toni più accesi, al Vittorini dei «Gettoni». Tre collane paradigmaticamente einaudiane.

 

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