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Lawrence Ferlinghetti, Lei; Einaudi Letteratura, 4

Lawrence Ferlinghetti, Lei; traduzione di Floriana Bossi; titolo originale: Her; Einaudi, Torino, 1970, Torino.
1a ed.; (Einaudi Letteratura, 4); 152 pp.; brossura; 20,5×12,5 cm.

nome della collana e numero d’ordine indicati alla copertina e al recto della guardia anteriore
titolo indicato al dorso, alla copertina, al frontespizio e alle pagine pari, in alto, giustificato a sinistra
responsabilità di direzione non indicata [Giulio Bollati e Paolo Fossati]
responsabilità grafica non indicata [Bruno Munari]
marchio della casa editrice presente al dorso (in colore rosso, dopo indicazione del cognome dell’autore e titolo dell’opera); al frontespizio [p. 3] (centrato, dopo autore / titolo / responsabilità della traduzione]

al colophon (verso della carta di guardia anteriore, in basso): Titolo originale Her // © 1960 by Laurence Ferlinghetti, / pubblicato su accordo con New Directions, New York // Una parte di Her è apparsa nella rivista «Big Table» / Copyright © 1960 by «Big Table», Inc. // Copyright © 1970 Giulio Einaudi editore s. p. a., Torino // In copertina una fotografia di Ferlinghetti / © 1967 American Newsrepeat Co., San Francisco.

alla pagina dello stampatore [p. 154]: Finito di stampare in Torino il 23 gennaio 1970 / per i tipi della Casa editrice Einaudi [6 giorni dopo il titolo precedente]

I beat non erano autori Einaudi, erano semmai Fetrinelli, Guanda, Mondadori (Jack Kerouak, Sulla strada, On the Road, traduzione di Magda di Cristofaro, Mondadori, Milano 1959 e I sotterranei, The subterraneans, traduzione di Fernanda Pivano, Feltrinelli, Milano 1960; Allen Ginsberg, Jukebox sull’oceano, Howl and other poems / Kaddish and other poems, traduzione di Fernanda Pivano, Mondadori, Milano 1965; Lawrence Ferlinghetti, Coney Island della mente, A Coney island of the mind, traduzione di Romano Giachetti, Guanda, Parma 1968)

A leggere il catalogo, all’Einaudi, la confusione, per quanto creativa, era vista con sospetto; ragioni di gusti culturali, estetici, di affinità ma molto di coerenza culturale: la compattezza di un catalogo, che rispecchiasse, nella sua pur ampia varievolezza, le istanze intellettuali del ricco gruppo di chi collaborava con la casa editrice, anche oltre la redazione, era vista come un merito, al quale molto si poteva sacrificare, e quei pasticcioni dei beat, coi capelli scompigliati e coi modi chiassosi non s’addicevano a quell’ordine.

Però ecco Ferlinghetti, a dimostrare ancora la forza di una collana che voleva agire anche nel dibattito interno –può un beat essere un autore Einaudi? –è questa, questo monologo sincopato, una buona spia del fare letteratura oggi?

Dopo l’edizione qui fotografata, Einaudi non ha più ripubblicato il testo di Ferlinghetti. Ha rimediato, nel 1997, Minimum fax, riproponendo la medesima traduzione, ora fuori catalogo.

 

 

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