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Elisabeth George, UN PICCOLO GESTO CRUDELE, di Mariolina Bertini

Le Signore in giallo, a cura di Mariolina Bertini e Giuliana Giulietti

Esplorazioni, notazioni, avvisi, ragionamenti

sulla letteratura che in Italia si chiama gialla

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Le signore in giallo, di Bertini / Giulietti

10.: Elisabeth George

di Mariolina Bertini

Un’intollerabile Toscana pittoresca

NORE_IN_GIALLO_NOVARO_3L’editoria italiana, che ha costretto le lettrici (e i meno numerosi lettori) della grandissima Ruth Rendell ad entrare in clandestinità, procurandosi gli ultimi romanzi di questa eccelsa narratrice in edizione originale e scambiandosi furtivamente copie ingiallite dei suoi introvabili capolavori degli anni Ottanta, è invece generosa con la folta schiera delle appassionate e degli appassionati (anche loro minoritari) di Elizabeth George.
È dal 1988 che i suoi gialli corposi, un po’ prolissi ma sempre ben costruiti arrivano, tradotti in modo soddisfacente, nelle nostre librerie.

Ogni volume può essere letto da solo, ma tutti insieme costituiscono una sorta di saga che fonda il suo successo sulla simpatia di alcuni personaggi ricorrenti: l’aristocratico e sensibile ispettore Lynley; Saint-James, il medico forense suo amico, disabile fascinoso che ha sposato l’irruente fotografa Deborah dai capelli rossi; Barbara Havers, braccio destro di Lynley, poliziotta di origini proletarie, sboccata e casinista ma traboccante di appassionata umanità.
Il modello cui visibilmente si ispira l’americana Elisabeth George è l’inglesissima P.D. James: il suo obiettivo è evidentemente raggiungere lo stesso prodigioso equilibrio conseguito da P.D. James tra analisi psicologica, realismo sociale e intreccio poliziesco, aggiungendo in proprio soltanto un filo di azione in più.
Nei diciassette romanzi che hanno preceduto quest’ultimo, George poteva nell’insieme essere fiera dei risultati raggiunti: sulla sfondo di una Londra -o a volte di una provincia inglese- ricostruite con scrupolosa esattezza, le indagini di Lynley procedevano ricche di colpi di scena, mentre scattava per il lettore la trappola infallibile dell’affetto per i personaggi ormai familiari, di cui aveva condiviso nei romanzi precedenti emozioni e disavventure.

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Tutto questo continuerebbe a funzionare alla perfezione anche in Un piccolo gesto crudele, se all’inizio della stesura uno spiritello maligno non si fosse fatto avanti, per sussurrare all’orecchio dell’autrice, insinuante come il serpente nell’Eden, un consiglio micidiale: che ne diresti di ambientare gran parte dell’azione nella suggestiva cornice di Lucca e delle ridenti colline che la circondano? Reduce probabilmente da una vacanza in Toscana, Elisabeth George ha assentito con entusiasmo, e ha imboccato con allegra incoscienza la strada accidentata del Pittoresco, certa che per evitare incongruenze e svarioni fosse sufficiente tenere sott’occhio una mappa dettagliata di Lucca e dintorni e qualche dépliant dell’ufficio del turismo.

Ci troviamo dunque a seguire, in compagnia prima del compassato Lynley, poi della passionale Barbara Havers, le tracce dei rapitori della piccola Hadiyyah, figlia di Azhar, un professore pakistano residente a Londra; tracce che portano a un convento di monache di clausura nei dintorni di Lucca. La vicenda è complicata dal fatto che Barbara nutre da tempo per Azhar un amore profondo e incorrisposto, ed è pronta a rischiare la propria carriera per scagionarlo dall’accusa infamante di aver organizzato lui stesso il rapimento della bambina, allo scopo di sottrarla alla sua compagna e di riportarla in Pakistan.
Già al corrente dei sentimenti della simpatica Barbara dai romanzi precedenti, non chiederemmo di meglio che abbandonarci al flusso del racconto, e condividere i suoi patemi, le sue indagini, le sue scoperte; purtroppo, però, se conosciamo anche soltanto un poco l’Italia e la Toscana questo ci è totalmente precluso dall’involontaria comicità di una ricostruzione ambientale fitta di stereotipi grotteschi e aberranti.

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Nel convento di clausura cui già abbiamo accennato le monache – singolarmente distratte – hanno per custode una demente, che si veste da suora senza esserlo, indulge a sanguinose pratiche autopunitive, è sessualmente succube di un perfido cugino e ne asseconda i disegni criminali: un quadro da “romanzo nero” che ricorda più l’Italia di Anne Radcliffe che quella del XXI° secolo. Non meno fantasiosa la rappresentazione del sistema giudiziario italiano: il giudice istruttore , quando non è d’accordo con l’ispettore-capo, lo prende a pugni coprendolo di lividi e incrinandogli qualche costola. L’ispettore non batte ciglio, e si limita a contrastare il potere del manesco magistrato conducendo indagini non autorizzate sino al raggiungimento della verità. D’altronde il povero ispettore-capo ha anche una madre che incarna alla perfezione il prototipo della vecchia signora toscana secondo Elisabeth George. Vive in una torre ( e come no: non stava forse in una torre il conte Ugolino? ); si veste di nero da diciotto anni, per manifestare la sua disapprovazione al figlio che ha sposato una straniera; dice il rosario cinque o sei volte al giorno e, quando le affidano i nipotini, li intrattiene offrendo loro, al posto delle figurine, colorate immaginette di santi e madonne.

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Peccato davvero che quest’Italia da Dizionario dei Luoghi Comuni guasti totalmente il piacere della lettura di Un piccolo gesto crudele. Non ci resta che aspettare la diciannovesima avventura di Lynley ed Havers, tornati –si spera– ai palazzi di Belgravia o alle scogliere della Cornovaglia, più congeniali alla loro creatrice. Ma chi ci restituirà la fiducia che nutrivamo negli excursus

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socio-antropologici di Elisabeth George, che ci pareva così al corrente di usi e costumi dei più vari gruppi etnici e sociali del cosmo londinese? Temo che quella fiducia, ahimé, abbia subito un colpo mortale.

Elisabeth George, Un piccolo gesto crudele, trad. di Annamaria Biavasco e Valentina Guani, Longanesi, 2013, pp.709, € 19,90.


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Le signore in giallo, di Bertini / Giulietti

10.: Elisabeth George

di Mariolina Bertini

 

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si ringrazia

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