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Edoardo Sanguineti, Il giuoco del Satyricon. Einaudi Letteratura, 6

→ Edoardo Sanguineti, Il giuoco del Satyricon. Un’imitazione da Petronio; Einaudi, Torino, 1970; 1a ed.; (Einaudi Letteratura, 6); 207 pp.; brossura; 20,5×12,5 cm.

 

1)

La collana aveva esordito con Beckett; stampato negli ultimi giorni del 1969: sarà stato in libreria ai primi di gennaio. il Satyricon di Sanguineti esce alla metà d’aprile del ’70, sesto titolo della collana in poco meno di tre mesi. Anche in questa successione serrata di titoli sta l’intenzione della casa editrice di fare della collana non un episodio laterale, bensì centrale, nella strategia anche identitaria del marchio.

Scelta facile e prudente sarebbe stata pubblicare quattro cinque titoli l’anno, collocandoli nel reparto delle scelte raffinate per un pubblico ristretto quanto colto, ma l’Einaudi di quegli anni, fra i ’60 e i ’70, è lontanissima dall’idea dell’elitarismo come valore -sia pure inteso in senso solamente commerciale.

Ci sono eccome episodi nella storia dell’Einaudi di volumi destinati a soddisfare, unita a impeccabili scelte e curatele, anche un gusto bibliofilo interessato alla rarità, purtuttavia più orientato all’aspetto materiale del volume che alle scelte dei testi, che ama le impressioni in oro, carte raffinate, bellezza rassicurante e relativi prezzi alti; basti pensare alla «Millenni» degli anni ’50, che erano un’esibizione della legatoria artigianale, che presentavano confezioni diverse a seconda delle ristampe, con fregi e decori commissionati per l’occasione, rilegature in cotone o addirittura in seta, con apparati illustrativi preziosi, volumi editorialmente pensati come strenne (o si pensi, alle raccolte d’arte grafica di maestri contemporanei –Morandi, Casorati, Giacometti…– in edizioni limitate, o, in tempi più recenti, alla maldestra e sfortunata «Biblioteca dell’Orsa», nata alla fine degli anni ’80, in pelle blu con titoli impressi in argento).

Ma «i Millenni» puntavano alla durata, rappresentavano un’idea del lavoro editoriale come critica, selezione e raccolta di materiali della storia della cultura consegnati al presente in un’ottica di consolidamento identitario: «i Millenni» sono un’esplorazione e definizione delle radici al contempo del gruppo intellettuale al lavoro, in o intorno l’Einaudi, e del mercato a cui il gruppo si rivolge, in un rispecchiamento fatto di conferme più che di dubbi. L’elitarismo che «i Millenni» esprimevano, si stemperava nell’arco temporale per il quale erano pensati, volumi destinati a attraversare le generazioni e a costruirne il substrato culturale; anche dal punto di vista della confezione editoriale rappresentavano un trasbordo di tecniche e gusti da un’epoca in un’altra.

La «Einaudi Letteratura» lavora invece sull’urgenza, sul dubbio, sull’incerto, e insieme conserva quella ricerca, perseguita qui con altri mezzi, di rispecchiamento, ch’è sempre presente nell’Einaudi storica (intendiamo: sino alla crisi degli anni’80). La raffica di uscite che si susseguono in così breve tempo (le uscite seguenti prendono un ritmo mensile; data di stampa del n. 7: 9 maggio 1970; n. 8: 6 giugno 1970; n. 9: 4 luglio 1970; n. 10: 5 settembre 1970) affermano una volontà di farne velocemente un terreno di discussione, sono una forzatura impressa al presente, alle discussioni letterarie, all’idea stessa di casa editrice. Il progetto è così ardito da necessitare almeno una decina di volumi presenti insieme in libreria, e nelle case e sui giornali, per rendersi comprensibile. I materiali scelti sono così apparentemente eterogenei che per renderli coerenti serve si affianchino presto gli uni agli altri.

2)

Solo tre anni prima, il 1967, nella «Millenni» era uscito un Satyricon, per la cura di Vincenzo Ciaffi (nella veste grafica definita da Munari in uso ancora oggi, programmaticamente seria e limpida; in questo caso senza apparato iconografico). Nel 1969, l’anno prima, Aldo Palazzi editore, pubblica un Satyricon con traduzione di Sanguineti e illustrazioni di Bruno Cassinari, un’edizione fuori commercio, destinata ai lettori della rivista Il Tempo, a fascicoli, sedici, rilegabili con copertina telata, come usava. È questa versione che viene ripubblicata, l’anno dopo, senza il lavoro di Cassinari, nella «Einaudi Letteratura».

Riassunto: Einaudi pubblica nella «Einaudi Letteratura» il Satyricon di Petronio avendolo già in catalogo da soli tre anni e proponendo una versione già pubblicata da un altro editore l’anno prima. Se apparentemente vi è sovrapposizione di due prodotti, in realtà la destinazione di collana rende i due volumi radicalmente diversi, non solo per il pubblico cui si rivolgono, ma nell’intenzione editoriale e curatoriale: il primo è un volume che presenta criticamente il passato, il secondo un volume che incide il presente

Il sottotitolo e la quarta, non firmata, sono gli apparati presenti nel volume. Il primo è programmatico: “Un’imitazione da Petronio”; la quarta esordisce così: “Traduzione? Imitazione? Romanzo a ricalco?”, entrambi spostano subito l’asse da un autore, Petronio, a un altro, Sanguineti.

Ogni volume della «Einaudi Letteratura» sembra formulare un’ipotesi, verificabile, su cosa sia la letteratura, cosa sia fare letteratura e cosa sia esserne autore. Qui è il confronto con l’antico, asse che percorre costantemente l’Einaudi del dopoguerra almeno sino agli anni ’80, quando il rapporto col passato sembra essere meno problematizzato, a essere sondato. Sin dall’esordio, con il Laborintus, pubblicato nel ’56 da Magenta (nella collana «Oggetto e simbolo», diretta da Luciano Anceschi) Sanguineti fa della sua poesia il terreno privilegiato dell’esplorazione della contemporaneità in relazione al passato; nel ’69, quando traduce per il Tempo il Satyricon, Sanguineti è fra i più conosciuti dei membri del Gruppo 63, la fucina delle neoavanguardie italiane, che si sarebbe sciolto quello stesso anno e del quale faceva parte anche Sebastiano Vassalli, il giovane esordiente del terzo volume della collana, Tempo di màssacro, anch’esso teso a sperimentare nell’oggi il rapporto con la tradizione letteraria italiana.

3)

Nel 1993, ventitrè anni dopo, nella «Scrittori tradotti da scrittori», Einaudi ripropone il Satyricon di Sanguineti (come da programma della collana qui il titolo è Satyricon di Petronio nella traduzione di Edoardo Sanguineti). La collana prevedeva sempre in coda al testo una Nota dal traduttore, che retrospettivamente illumina il senso del testo e esplicita l’intenzione dei curatori della «Einaudi letteratura»:

“Ho tradotto Petronio nel 1969 […]. Una nota introduttiva, non firmata, dichiarava riconoscibile, in quella versione, la «mano del traduttore» delle Baccanti di Euripide e della Fedra di Seneca, ma soprattutto avvertiva trattarsi di un Satyricon «quale poteva mediarlo, per il lettore di oggi, il romanziere di Capriccio italiano e del Giuoco dell’oca, che non ha naturalmente voluto rinunciare, in un caso come questo, al proprio linguaggio, e che non aveva motivo, dinanzi a Petronio, di sacrificare nessuna caratteristica del suo stile: un Satyricon rivisitato, sciolto da ogni peso di pedantesca archeologia, e reso tutto immediato, e tutto godibile, come immediati e godibili possono diventare soltanto, in ogni caso, i veri classici» […].

Quella traduzione, impostata, se così posso dire, à la maniere de moimême, proiettava infatti, sistematicamente, sopra quel testo meraviglioso, estremizzandole, certe soluzioni di scrittura, per nulla ortodosse, che avevo sperimentato, in particolare, nel ’63, nel mio Capriccio, e che avevo anche cercato di descrivere, a quel tempo, discorrendo di un «lessico francamente regressivo, di un sottoparlato oniroide», articolato «entro un registro deliberatamente depauperato e ristretto, in una sintassi sbalordita e deficiente». Ma quella proiezione era poi, piuttosto, una sorta di restituzione […].

Così, ad ogni modo, nel ’69 intrapresi e sviluppai quest’opera di restituzione, resa precipitosamente sollecita per quell’andamento a feuilleton che era connesso alla committenza, incalzata dall’imminenza del film di Fellini [uscito lo stesso anno, n.d.r.], con l’implacabile succedersi delle dispense […]

E nel ’70 potevo ripubblicare il tutto in volume, accuratamente riveduto e corretto, nella collezione «Einaudi Letteratura», come un Giuoco del Satyricon, a firma e responsabilità tutte mie, come «un’imitazione da Petronio», adottando la confortevole categoria leopardiana e ostentandola come inconfutabile alibi. E molti ne parlarono, troppa grazia davvero, allora e poi, come di un mio terzo romanzo. […]

In quarta di copertina, per ogni evenienza, era riferita una mia proposizione virgolettata: «Ogni interpretazione riduce il proprio testo a test: come nelle tavole di Rorschac, l’interprete vede quello che proietta…» […].

A un convegno fiorentino che si intitolava interrogativamente «I greci: nostri contemporanei?» cercai di rispondere rovesciando la prospettiva: Il traduttore, nostro contemporaneo […]. nostro contemporaneo […] non è già il classico, sepolto e sigillato nello splendido sarcofago della sua lingua morta, ma è il traduttore, il traduttore soltanto […].

È fingendosi tradizione, proprio, che la traduzione funziona come il cavallo di legno, in cui, insidiosamente occultati, gli eversori penetrano proditoriamente nella cittadella della cultura egemonicamente bene temperata. Ed è in questa prospettiva, massimamente, che un traduttore è un traditore. Non ci trasmette il passato, ma lo costruisce travagliosamente, proteso verso il nuovo, tentando «novae simplicitas opus». E allora, appunto, «Quid me constricta spectatis fronte, Catones? [che Sanguineti così traduce nel testo: Catoni censori, perchè mi guardate con la fronte severa, / che mi condannate un libro tanto vero e moderno? / Qui ride la grazia non grave del puro parlato. n.d.r.] …»

4)

L’edizione con le illustrazioni di Cassinari non è stata più ristampata.

Nel 1996 il quotidiano L’Unità ripubblicò alcuni titoli della «Scrittori tradotti da scrittori», fra i quali il Satyricon.

Il Satyricon di Sanguineti a oggi non è più nel catalogo delle edizioni Einaudi nè in catalogo d’altro editore.

nome della collana e numero d’ordine indicati alla copertina e al recto della guardia anteriore
titolo indicato al dorso; alla copertina, in colore arancione; al frontespizio e alle pagine pari, in alto, giustificato a sinistra
autore indicato al dorso (cognome); alla copertina; al frontespizio e alle pagine dispari, in alto, giustificato a destra
responsabilità di direzione non indicata [Giulio Bollati e Paolo Fossati]
responsabilità grafica non indicata [Bruno Munari]
marchio della casa editrice presente al dorso (in colore arancione, dopo indicazione del cognome dell’autore e titolo dell’opera); al frontespizio [p. 3] (centrato, dopo autore / titolo / responsabilità della traduzione]
numero d’uscita nella collana indicato al dorso, in basso; alla copertina, dopo il nome della collana; al fronte della guardia anteriore

al colophon (verso della carta di guardia anteriore, in basso): Copyright © 1970 Giulio Einaudi editore s. p. a., Torino / In copertina un disegno di Antonio Canova

alla pagina dello stampatore [p. 208]: Finito di stampare in Torino il 18 aprile 1970 per i tipi della Casa editrice Einaudi [63 giorni dopo il titolo precedente]

Nel libro è presente solo il testo, senza alcun apparato salvo la quarta di copertina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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