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DIZIONARIO DELLE COSE PERDUTE, di Guccini / AVVERTENZE / 10


Dizionario delle cose perdute. Francesco Guccini, Mondadori 2012

Avvertenze, di Caterina da Padova, 10

Illustrazione per "Avvertenze", di Caterina di Padova (Liz Taylor in The Taming of the Shrew, 1967)

La Signorina Felicita ha i pantaloni corti

Lo conoscevamo come urcantautore impegnato, grande bevitore e trotskista dichiarato.

Lo abbiamo poi conosciuto come giallista di successo grazie a torbide storie ambientate nei suoi aspri Apennini; ed ora possiamo conoscerlo come memoria storica di un dopoguerra rievocato con struggente nostalgia.

Francesco Guccini è nato nel 1940, quando finì la guerra aveva cinque anni: in questo suo elenco di “cose perdute” prova a restituire il cosmo della sua infanzia attraverso gli oggetti d’uso d’allora, il latte da bollire trasportato con fatica di casa in casa a bordo di una bicicletta dall’impavido lattaio, il dentifricio che era possibile spremere fino in fondo, il telefono appeso in ingresso, il ddt importato dagli americani, i costumi da bagno fatti di lana refrattari all’acqua… Oggetti che significavano anche valori, vita scomoda, condivisione e sogni visti al cinema come l’uso di fumare sempre e ovunque.

Giochi semplici per attraversare le lunge giornate di pioggia, quando uno shangai di legno bastava a intrattenere una banda di ragazzini un po’ annoiati. Tecnologia al ribasso, pantaloni corti d’estate e d’inverno, il primo bacio: un tuffo in un Italia povera appena uscita dalla guerra così desiderosa di riscatto.

In quante salse diverse hanno condito quelle atmosfere, quanti film più o meno buoni da Tornatore a Virzì, hanno rimescolato quelle carte puntando sulla distanza breve di un passato ancora da smaltire, al confine tra la matrice contadina e il nuovo che avanza.

Guccini non è da meno. Guidato da un ego privo di confini, ingrassato sul narcisismo più esibito, sorretto da un scrittura da liceale ripetente, propina al lettore il suo privato perverso rimpianto per le piccole cose della sua gioventù.

“Ridatemi, vi prego, un tubetto di dentifricio come quelli di una volta” tuona l’emiliano chansonnier; “ma siamo sicuri che le playstation…siano superiori ai giochi che praticavano i ragazzi di una volta, ahimè, scomparsi?” si lamenta il solitario bolognese; “nell’immediato dopoguerra c’era una voglia di ballare che faceva luce” conclude il vecchio incompreso.

Piace ai lettori il tono dimesso, il maschilismo mal celato, il guardare indietro come ad un Arcadia casalinga di questo nostro esemplare di una sinistra sconfitta dal travolgente svelarsi di verità che ancora non ha riconosciuto.

Piace a coloro che al pericolo insito in qualsiasi mutamento, preferiscono la cristallizzazione della propria storia personale, distillata da una lettura scolastica di Guido Gozzano, spogliato dell’ironia che ne costituiva il segreto.

Francesco Guccini, Dizionario delle cose perdute, pp. 140, cartaceo | 10€; 

Avvertenze, di Caterina da Padova
10. Dizionario delle cose perdute. Francesco Guccini, Mondadori 2012

Illustrazione per "Avvertenze", di Caterina di Padova (Liz Taylor in The Taming of the Shrew, 1967)

Dizionario delle cose perdute / Francesco Guccini /cartaceo | 10 € ;  ebook (ePub con DRM) | 4.99€ , Mondadori, Milano 2012

(chi ha pagato: dopo un tentativo non riuscito di scaricare l’ebook, dovuto al lettore e alla scarsa capacità tecnologica di Caterina e di FN -benché supportati da una gentilissima mail di aiuto da parte di BookRepublic, Caterina da Padova ha comprato il libro in libreria e FN le ha restituito i soldi)

Le “Avvertenze” di Caterina da Padova: una serie di brevi aiuti, per uscire incolumi dal confronto con la letteratura italiana contemporanea, per aiutarci a leggere scrollandoci di dosso il rumore degli uffici stampa.
Chi è Caterina da Padova? Sappiamo che lavora per alcune delle più importanti case editrici italiane, è di carattere fiero e battagliero, e che, certo, non si fa domare.


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