Non starò a raccontarvi delle storie

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DEL VECCHIO editore e Maurizio CECCATO

Senza titolo

Già nel passato
partirono delle cartoline
da Del Vecchio.
Fatevi un giro nel
loro catalogo:
Del vecchio editore ha subito tre trasformazioni
radicali
nel corso della sua breve vita.
Intendo grafiche -e anche di
riorganizzazione delle collane.
La prima fase era dignitosa ma volontaristica,
era più evidente
la volontà di far bene che il risultato;
la seconda fu un salto
di qualità notevole
e i libri divennero eleganti, riconoscibili,
il progetto leggibile;
ma erano ancora “fatti in casa”;
ora, da un anno direi poco più,
Del Vecchio ha affidato
la progettazione
grafica di tutto quanto,
a Maurizio Ceccato,
che a mio parere qui ha
fatto la sua cosa migliore negli ultimi tempi.
Scartabellando fra
le vecchie cartoline
forse se ne trova una dove mi dicevo
tiepido riguardo al progetto,
ma erano i primi titoli.
Un progetto grafico di collana,
un marchio, un’immagine coordinata,
hanno bisogno di tempo per
davvero capire se funzionano.
Soprattutto se li si intende nella loro collocazione
sul mercato, non solo come
esercizio di stile.
Io mi pare di ricordare ero un po’ critico su quest’aspetto old western,
che invece funziona davvero.
Inoltre la complessità del progetto, che vede
font differenti, illustrazioni, distribuzione
delle informazioni, sempre
diverse, mi pareva molto rischioso,
nella sua arbitrarietà artigianale.
E invece avevo torto.
Uno dei nodi che sempre
chi progetta una collana -ma anche solo
una copertina- deve risolvere è il rapporto
fra il proprio tempo -di chi progetta e di chi acquisterà-
e il tempo di chi ha scritto il testo.
Ceccato, qui, lo risolve brillantemente.
I due libri che vedete
-che da soli varrebbero un plauso a Del Vecchio-
sono stati scritti in due momenti
diversi del secolo scorso e escono ora
per un pubblico meno avvertito di un tempo e
forse più soggetto al fascino della novità.
Ceccato li sradica dal contesto temporale reale,
inventandone uno fantastico, nè ora nè allora,
che risulta, facendo appello a
elementi e stilemi usati e frullati
sfibrandone la sostanza citazionista (per
renderne attiva la riconoscibilità
come apparteneti a un oggi sincretista),
molto efficace.
Se Del Vecchio conquisterà
nel panorama dell’editoria
contemporanea italiana
il posto che gli si deve augurare,
molto si dovrà alla scelta
di affidarsi a un progetto
che poteva stritolarlo e invece lo
afferma come forte e saldo.

Un saluto
dal Salone.
A presto,
FN

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