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DAVID BOWIE: ritorno a Berlino, di Giulio Galoppo

Berlino / David Bowie is back in Berlin!

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David Bowie ritorna a Berlino, città nella quale trascorse quattordici mesi, tra il 1976 ed il 1978. Al Martin-Gropius-Bau, uno degli spazi museali più affascinanti della capitale tedesca, è stata infatti inaugurata il 20 maggio la mostra internazionale “David Bowie”, un viaggio nell’universo di suoni, colori, luci e forme dell’icona pop britannica.

Organizzata dal Victoria and Albert Museum di Londra (V&A), dove ha riscosso un enorme successo, la mostra è una retrospettiva multimediale dedicata interamente al “duca bianco”. In ogni stanza, immagini e suoni si fondono in modo tale da costruire un percorso visivo e sonoro che non solo fa da filo conduttore per tutta la mostra, ma ne è parte integrante, ricostruendo le fasi della vita professionale di Bowie.

I curatori dell’esposizione, Victoria Broackes e Geoffrey Marsh, hanno avuto accesso illimitato all’archivio del cantante inglese e potuto scegliere 300 oggetti, che rimarranno esposti al Martin-Gropius-Bau sino al 10 agosto 2014. La maggior parte di ciò che si può vedere è esposto per la prima volta.

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Approdata nella capitale tedesca, la mostra, grazie all’intervento dell’agenzia di comunicazione Avantgarde, mette in particolare risalto il periodo berlinese di David Bowie, estremamente importante per lui sia dal punto di vista privato, che da quello professionale. Un periodo breve, ma intenso. La Guerra Fredda e il Muro ispirano gli album Low, Heroes e Lodger, definiti dall’artista stesso come il suo DNA. La grande stanza dedicata ai giorni berlinesi è pensata e costruita come la scenografia di un film espressionista.

Berlino rappresenta il punto d’arrivo di una fuga da Los Angeles, dove Bowie trascorre anni vissuti sempre ‘al limite’, quasi sempre sotto l’effetto della cocaina. Pesando poco più di 44 Kg, giunge a Berlino Ovest, dove è intenzionato a “ritrovare se stesso“. Berlino era la città dei suoi sogni e dei suoi idoli. Da tempo subiva il fascino della decadenza degli Anni Venti, degli espressionisti tedeschi e dei registi che fecero la storia del film muto. Si mette così sulle loro tracce, si mischia tra le ombre della vita notturna, muovendosi nella “città divisa” completamente indisturbato. Voleva ristabilire un contatto con quel suo ‘io’ strapazzato nella città in cui era fiorita la cultura della Repubblica di Weimar. E ritrova così energia creativa, influenzato dal ritmo e dall’ambiente berlinese.

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Contatta Brian Eno e Tony Visconti, due dei più autorevoli produttori musicali di quegli anni, e con loro dà forma sonora a Low, Heroes e Lodger. Per la copertina di Heroes, Bowie rende omaggio ad uno degli espressionisti tedeschi da lui più amati, Erich Heckel, come il visitatore potrà notare attraverso una xilografia di quest’ultimo, esposta accanto a foto che rivelano l’influenza del tedesco sul “duca bianco”.

Bowie, a Berlino, si abbandonò ad un viaggio nel tempo, balzando dagli Anni Settanta agli Anni Venti. La mostra a lui dedicata, non fa altro che accompagnare il visitatore in quello stesso viaggio. E così, seppur sia già stato scritto tantissimo sul soggiorno di Bowie nel quartiere di Schöneberg, Hauptstraße 155, l’esposizione rivela particolari inediti e sorprendenti. Tra questi, va citato sicuramente uno scambio epistolare, affidato oggi alla cura del Museo del Cinema di Berlino, tra l’icona pop britannica e Marlene Dietrich. Bowie, in ripetute lettere, chiedeva alla diva tedesca con “profondo amore e rispetto” di poterle fare visita a Parigi. Marlene non lo volle, però, ricevere.

Davvero molti gli oggetti, le fotografie, i costumi che si possono ammirare: la tuta a righe dal tour “Aladdin Sane”, i frammenti scritti a mano del testo di “Blackout”, il cappotto disegnato da Alexander McQueen; oggetti che hanno fatto di David Bowie l’icona pop che tutti conosciamo. La mostra è così una scarica di emozioni, che raccontano una personalità trasgressiva e visionaria, in grado di superare con leggerezza i confini tra sogno e realtà, così come quelli tra i sessi e che proprio per questo rimane una figura quanto mai moderna ed attuale.

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