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22: JULIO CORTÁZAR / Tanto amore per Glenda

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Julio Cortázar, TANTO AMORE PER GLENDA. Guanda 1983. Prosa contemporanea 22.

Julio Cortázar, Tanto amore per Glenda, Guanda, Milano 1983. 100 pp.; 20 cm x 12 cm; (Prosa contemporanea 22)
Titolo originale: Queremos tanto a Glenda
Traduzione di Cesare Greppi
Brossura con bandelle
Alla copertina: Salvador Dalí, Persistenza della memoria, 1931
Stampa: marzo 1983
Stampatore: Edigraf s.n.c. S. Giuliano Milanese
Copyright by Editorial Nueva Imagen S.A., 1980
© 1983 Ugo Guanda Editore S.p.A, via Daniele Manin 13, Milano
Lire: 9.500
Copia in stato mediocre.

[M. M.]

marchio_guanda

Alla bandella di copertina:

Pochi scrittori contemporanei possiedono la capacità di mantenere in miracoloso equili­brio immaginazione fantastica e rigore co­struttivo che da sempre caratterizza le storie di Cortázar e fa di lui il più legittimo discendente novecentesco di Poe. Nei dieci racconti di Tan­to amore per Glenda, la sua più recente raccol­ta, ricompaiono temi e strutture che lo hanno reso celebre, e che si configurano di volta in volta come indagine, scavo, svelamento delle pieghe oscure dell’essere e della realtà quoti­diana.

Così, in Orientamento dei gatti, con la compli­cità di un quadro una donna passa «attraverso lo specchio» e accede a un’altra dimensione, apparentemente impenetrabile. Nella Storia con ragni, un banale rapporto di vicinato viene progressivamente risucchiato in una trama di ambigue e inquietanti simmetrie. In Anello di Moebius è prospettata la possibilità di comuni­cazione, in uno spazio astratto, fra i vivi e i morti. Un clima di angoscia e di minaccia che non è gratuito accostare, per analogie talora esplicite, alla situazione politica di certi paesi dell’America latina attraversa altri racconti del libro: i Disegni sui muri della città sotto il coprifuoco, che inizialmente per il protagonista-pittore sono nient’altro che un gioco, si ri­velano ben presto l’unico modo possibile di comunicazione clandestina; nella Parigi not­turna di Ritagli stampa una donna assiste a una scena di tortura: il giorno dopo apprenderà dai quotidiani che si è svolta a Buenos Aires; dalle statistiche sulla metropolitana il narratore di Testo in un taccuino si accorge che molti viag­giatori scompaiono e indaga per scoprire un’organizzazione che vuole impadronirsi del sottosuolo.

In una sorta di «filosofia della composizione» che fa da appendice a Clone, Cortázar sembra scoprire le proprie carte fornendoci un metodo di lettura (oltre che di scrittura) alquanto rigi­do: ma non si tratta, a ben vedere, che di un espediente elusivo, poiché, come dichiara il narratore del Tango di ritorno, la ragione origi­naria e irrinunciabile di ogni racconto sta in quella «necessità barocca che spinge l’intelli­genza a riempire tutti i vuoti fino a completare la sua perfetta tela di ragno».

Alla bandella della quarta di copertina:

Julio Cortázar è nato a Bruxelles nel 1914 da genitori argentini. In Argentina ha vissuto fino ai trentotto anni, lavorando prima come inse­gnante nelle scuole medie, poi come docente di francese all’Università di Cuyo. Successiva­mente si è trasferito a Parigi, dove vive tuttora, svolgendo l’attività di interprete per l’Unesco. Tra i suoi libri, accolti in tutto il mondo con grande favore di critica e di pubblico, ricordia­mo: Bestiario, 1951; Las armas secretas (Le ar­mi segrete), 1959; Rayuela (Il gioco del mon­do), 1963; 62 Modelo para armar (Componibi­le 62), 1969; Libro de Manuel (Libro di Ma­nuel), 1973; Octaedro (Ottaedro), 1974. Quere­mos tanto a Glenda (Tanto amore per Glenda) è stato pubblicato nel 1980.

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