Non starò a raccontarvi delle storie

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Colette e Izis, Paradis Terrestre

Ci sono libri che nascono da occasioni, da incontri, che sono crocevia di desideri e di biografie. Nel 1953 Israëlis Bidermanas, conosciuto come Izis, aveva 42 anni ed era già un fotografo di fama riconosciuta: nel 1951 il MoMA di New York aveva esposto le sue opere insieme a quelle di Cartier-Bresson, di Doisneau, Brassaï e Ronis. Colette era la più famosa scrittrice di Francia, aveva 80 anni, aveva avuto una vita scandalosa e tempestosa e viveva in un appartamento in Palays-Royal, a Parigi, immobilizzata da anni dall’artrosi, da lì scriveva e riceveva il mondo dell’arte, delle lettere, del teatro. Nel 1949 aveva iniziato le pubblicazioni Paris Match, settimanale d’attualità che dava grande importanza alla fotografia. L’anno dopo, nel 1950, Paris Match chiede a Izis, che aveva messo a contratto, un servizio fotografico sulla scrittrice che da anni non compare in pubblico. Lo stesso anno Colette pubblica En pays connu, una raccolta di scritti in cui Colette torna con la memoria ai luoghi più amati e che, sa, non potrà più vedere. Izis scatta alcune fra le foto più famose e straordinarie di Colette e del suo appartamento e insieme parlano del libro e dei luoghi che Colette racconta. Nel 1953 esce da Flammarion un libro fotografico a doppia firma, Colette e Izis. Intitolato Paradis terrestre il libro contiene 50 fotografie a tutta pagina scattate da Izis e brani da En pays connu, oltre a otto brevi testi inediti della scrittrice. Colette aveva evocato a Izis, dalle sue pagine e con le sue parole, dei luoghi, e Izis, tre anni dopo, li porta in dono a Colette, trasfigurati dalla sua arte visiva. “Selon ce qu’invente ou que respecte un photographe exalté, mon corps desormais infirme s’approprie, en toute sécurité, des secrets qu’il n’espérait plus ” [A seconda di ciò che inventa o rispetta un fotografo esaltato, il mio corpo ormai infermo, s’appropria in tutta sicurezza, di segreti che non sperava più], è la dedica manoscritta riprodotta sulle copie del libro. Le fotografie di Izis ricreano i luoghi che Colette aveva evocato attraverso la scrittura e la memoria, Colette nei testi inediti racconta ciò che vede nelle fotografie di Izis in una sorta di viaggio immobile. Come a una regina che mandi nel mondo i suoi emissari attendendo che tornino a raccontarglielo, Izis depone nelle sue mani ciò che i suoi occhi, ammaestrati dalla voce di Colette, hanno saputo vedere. Una la voce, l’altro lo sguardo, il Paradis terrestre è il crocevia di due artisti, di un’epoca, di un mondo.

[nel 2015 ho scritto più o meno un post al mese per il sito del Rosso Antico, un vermuth. Esperienza felicissima –pagamenti puntuali, interlocutore gentile e attento–, poi conclusasi per il dirottamento altrove degli investimenti pubblicitari. In questi giorni mi sono accorto che tutto il sito, e quindi i miei post, che sino a poco fa si trovavano, è sparito. Naturalmente da allora molto si è perso nei miei computer, ma qualcosa riesco a recuperare e lo metterò qui, dove si parla di libri a partire da un esempio, un pretesto, uno specimen (n.d.d.)]

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