Non starò a raccontarvi delle storie

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coi capelli rossi

io

Chi mi avrà scattato questa foto? Non ne ho alcun ricordo. Il maggior indizio sul fatto che sia io, al solito, sono i vestiti, il maglione verde a strisce me lo aveva fatto mia nonna, madre di mia madre, prodigiosa lavoratrice ai ferri, che in quegli anni la vecchiaia rendeva meno lucida, e così i maglioni venivano sempre, diversamente da un tempo che erano perfetti, dalle misure un po’ bizzarre. Questo era strettissimo, e infatti è dotato di due aggiunte sui fianchi (se ne vede una, dietro il mio gomito destro), che permisero di allargarlo un po’. Le righe le decisi io, e il maglione fu subito amatissimo. Ce l’ho ancora, e ancora lo uso. I colori della stampa mi regalano dei fantastici capelli rossi che non ho mai avuto e sempre desiderato. Quanto agli anni, quanti ne avrò qui? Dodici? I capelli sono ancora dritti, non era ancora avvenuta quella, per me, stupefacente mutazione che li portò ad essere tutti un boccolo. Ho qui una bizzarra frangia cortissima, può darsi che l’avessi tagliata io. Questo forse mi evitava di continuamente soffiare in alto per togliermi i capelli dagli occhi, gesto che vedo fare ora dal figlio di una mia amica, gesto che mi intenerisce e me lo rende prossimo. Qui siamo in cima al giardino, molto più in alto di dove abitavamo quand’ero piccolo. Avevamo già traslocato? Forse sì. Dietro di me una casa abbandonata da anni, che chiamavamo la stalla. La posa è un po’ da signorina, e le mani mi sembrano così grandi, l’ombra ha un che di minaccioso.

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