Non starò a raccontarvi delle storie

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Christmas!

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Christmas!

Ragazzi ce l’abbiamo fatta, anche quest’anno siamo arrivati bel belli alla vigilia di Natale, pronti per sederci a tavola e goderci famiglia e amici. Qui sulle colline torinesi – sono rientrato alla base da qualche giorno – è previsto un grande pranzo con menù della tradizione: mia madre, cuoca sopraffina, vorrebbe innovare, ma il figliuolo londinese proibisce ogni forma di rivoluzione culinaria. Come se poi ci fosse qualcosa di meglio degli agnolotti con sugo di coniglio (chiedo scusa ai vegetariani).

Ma riprendiamo dal principio, perché vedo dal sito che sono parecchie settimane che non ci sentiamo: prometto che stavolta non parlo di pinguini (anche se, diciamolo, anche voi ora siete amici di Monty, il pinguino di John Lewis).

Partiamo dal coro. Finalmente, dopo mesi di prove canterine, il London Gay Men’s Chorus si è esibito per tre concerti sold-out alla Cadogan Hall in Sloane Square. La settimana prima della Prima (ah ah, ha fatto la battuta!) c’è sempre maretta tra i ranghi del coro: i direttori creativi cercano di mettere le toppe alle note stonate, il coreografo cerca di farci andare tutti nella stessa direzione, e le prime donne del coro sgallettano che è una meraviglia. Ma quando siamo saliti sul palco venerdì 5 dicembre, tutte le preoccupazioni sono scomparse e ci abbiamo dato dentro. È stata una grande festa, e ci siamo divertiti da pazzi. Abbiamo cantato di tutto, da un medley natalizio a Madonna (Like a prayer), da Let it go (se non avete visto Frozen cosa state aspettando?) agli ABBA. Ci sono poi alcuni benefici dall’essere fidanzato con uno dei membri del consiglio direttivo del coro, e così abbiamo anche reinterpretato l’unica canzone natalizia mai incisa da Britney: Non vi dico la gioia dei miei compagni di coro… Il sabato abbiamo avuto due spettacoli e la sera anche mio fratello e mia cognata si sono materializzati tra il pubblico, dopo un viaggio intercontinentale dalla Cina dove si trovavano per lavoro/vacanza. La famiglia Andornino è un po’ così: nomade et girovaga.

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Dicembre poi è stato un mese particolarmente LGBT friendly. Una mia collega di Hodder era uno dei giudici della edizione 2014 del Green Carnation Prize, l’unico premio letterario inglese dedicato esclusivamente ad autori LGBT, e così ho ricevuto un bell’invito per la cerimonia di premiazione (‘Raccomandato!’, direte voi. ‘Ebbene sì’, vi dico io).

Ci siamo così ritrovati una sera nello spazio eventi di Foyles (la libreria di cui vi ho parlato qualche mese fa) a festeggiare la vincitrice, Anneliese Mackintosh, autrice di un piccolo libro (piccolo di spessore fisico eh, mica di contenuti), Any Other Mouth, pubblicato da un’altrettanto piccola casa editrice inglese, la Freight books.  Purtroppo per lei, e per tutti noi, il vino offerto da uno degli sponsor era S-C-A-N-D-A-L-O-S-O e non abbiamo potuto brindare alla sua salute più di una volta, onde evitare di rimetterci il fegato. Ma complimenti agli organizzatori: un premio importante, amministrato con grande intelligenza dal blogger Simon Savidge (lo trovate su twitter) e giudicato con curiosità e fantasia dai giudici (elenco completo qui: http://greencarnationprize.com/judges/).

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Ma torniamo allo spirito natalizio. Il periodo delle feste è sempre una scusa per noi editori per subissare i poveri lettori con milioni di inviti alla lettura. O meglio, allo shopping. Perché diciamolo: che ce frega se poi il compratore legge? A noi interessa che SPENDA! A parte gli scherzi – che poi se la gente compra e non legge, abbiamo fallito miseramente! – nel mio ufficio è stato un mese di puro delirio natalizio, con stelline di carta che volteggiavano per l’aria e luci ovunque. Dal 1 dicembre fino al 25 mi sono inventato un motivo giornaliero per rallegrarsi dell’atmosfera festosa e, armato di iPhone e Photoshop, ho lanciato la campagna #Road2Christmas (visto che la casa editrice per cui lavoro si chiama Two Roads) e ho riempito Facebook, Twitter e blog fino allo sfinimento. Mi scuso ufficialmente. Ma quando vedrete come mi sono dovuto conciare per amore del mio lavoro, capirete che anche io ho sofferto:

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Ma ci sono anche stati momenti di grande svago, come quando io e la mia mitica coinquilina Federica (ormai special guest star di queste pagine) ci siamo cucinati un bel pranzetto natalizio per farci gli auguri e siamo finiti per essere brilli a furia di champagne.

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E ora me ne sto qui in Italia fino ai primi di gennaio: Natale in famiglia, capodanno con amici (e fidanzato inglese) e poi si ritorna a Londra. Ma per ora:

a very merry Christmas and happy New Year to you all!

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PS: la guida ai caffè londinesi è in pausa natalizia. E con essa anche la guida ai camerieri aitanti Made in the UK.

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