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Chris Adrian / LA GRANDE NOTTE. Einaudi 2013. (Recensione di Paolo Armelli)

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Paolo Armelli, recensioni fuori tempo, 1

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La grande notte
di Chris Adrian

traduzione di Eva Kampmann
[responsabilità grafica non indicata]

pag.: 352, rilegato con sovracoperta; 22€
ebook; 9,99€

Einaudi -Supercoralli, Torino 2013

tit. orig.: The Great Night
©2011 Chris Adrian
©2013 Giulio Einaudi editore S.p.A., Torino

Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images. Prima di sovracoperta (part.), 4

Anche senza avere la certezza di quali siano le vostre abitudini letterarie e culturali, è quasi certo che vi siate imbattuti nel corso della vostra vita in una versione più o meno riadattata del Sogno di una notte di mezz’estate. Dal Midsummer night’s dream di William Shakespeare, in effetti, hanno tratto di tutto, dalle rivisitazioni postmoderne ai film, dai cartoni animati a innumerevoli trasposizioni romanzesche. Di tutte queste operazioni metaletterarie avete ben presenti i risultati, ma potreste ben ricredervi di fronte a uno dei romanzi più immaginifici e ben scritti degli ultimi anni, La Grande Notte di Chris Adrian. Uscito nel 2011 in America col titolo The Great Night e in Italia due anni dopo nella traduzione di Eva Kampmann per Einaudi, si dice sia stato fra i papabili per il premio Pulitzer 2012 (l’anno in cui poi non venne assegnato), mentre da noi è sfortunatamente passato piuttosto in sordina.

Sfortunatamente perché Adrian (un curriculum che è già una vita straordinaria: dottorato in teologia ad Harvard, diploma al celeberrimo Iowa Writers’ Workshop, ora oncologo pediatrico e fra i migliori scrittori under 40 del New Yorker) parte dall’immaginario e dai personaggi del Dream shakespeariano per costruire un universo letterario di estrema varietà e pregnanza, mischiando con grande precisione linguistica i registri del psichedelico, dell’ironico e dell’insolitamente introspettivo. Tanto che il libro è un susseguirsi fluido, vivace e spesso paradossale di magia, sesso, disperazione, amore, morte, irrealtà, sgomento, vergogna, impudicizia, tradimenti, guerre e speranza. Tutto assieme, tutto mescolato, tutto spesso camuffato dalle maschere – magiche o vere – che i personaggi di volta in volta mettono, tolgono, si scambiano.

Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images. Pagina dell'esergo (part.), 1

Lo scheletro della trama è, appunto, quello della commedia di Shakespeare, in cui si intrecciano le vicende di tre ambienti differenti: quello delle fate e delle creature magiche, che abitano la foresta di Atene in cui regnano Oberon e Titania, accanto allo spiritello dispettoso Puck; quello degli umani, ovvero delle coppie di innamorati che invertono amori e passioni in balia dei vari sortilegi soprannaturali; quello dei teatranti, in cui gli attori sono esseri a metà strada fra il mondo fantastico e il mondo reale. Nel romanzo di Adrian, la storia è trasportata nella San Francisco dei giorni nostri e assume una dimensione che va dal freak al gotico, al grottesco: Oberon e Titania sono affranti da dolore per la perdita del Bimbo che avevano sottratto a una coppia umana, per questo il re scompare e la moglie, disperata, libera Puck dal suo magico giogo scatenando la bestia che in realtà gli si nasconde dentro; gli umani sono Molly, Will e Henry, tre personaggi variamente spiantati e in pena d’amore (il compagno di Molly, Ryan, si è appena suicidato; Caroline ha piantato Will a causa della passione di lui per festini non proprio casti; il disturbo ossessivo-compulsivo di Henry ha allontanato per sempre il pur disponibile Bobby); gli attori qui altro non sono che un gruppo di barboni che, intenzionati a smascherare il complotto cannibalistico ordito dal sindaco della città per eliminare i senzatetto, mettono in piedi una rappresentazione ispirata a Soylent Green, un filmaccio anni Settanta con Charlton Eston (queste sono influenze quasi pynchoniane, verrebbe da dire).

Adrian ha una sapienza e un’immaginazione uniche nel correlare le esistenze di questi personaggi, soprattutto scavando nel passato dei tre umani, i quali conducono vite solo apparentemente parallele. Sarà il loro sfiorarsi e il loro perdersi nella stessa notte del solstizio nel Buena Vista Park a far precipitare gli eventi: coinvolti nella sanguinosa guerra fra le creature di Titania e lo spietato Puck, i tre dovranno scavare a ritroso per scoprire la verità su loro stessi. Perché hanno sempre vissuto nell’insoddisfazione? Perché hanno incrociato persone con cui avvertivano profonde affinità eppure anche insormontabili incomunicabilità? Perché non hanno mai piantato radici? Sarà soprattutto Henry a dover far luce sugli episodi della sua infanzia che hanno poi dato origine a tutti i suoi distubi (lavare ogni centimetro della sua casa con la candeggina più e più volte, ad esempio, o rubare la bicicletta al postino perché non gli recapitasse le lettere “contaminate” dal tocco della madre) e che gli hanno impedito di vivere la propria omosessualità, la propria identità con un minimo di accettazione.

Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images. Sovracoperta e copertina (part.), 1

Lo stile esplicito ed immaginifico de La Grande Notte è organizzato in modo da costruire un’arborescenza narrativa che si scioglie, in modo clamoroso ma anche estremamente lirico, solo nella conclusione, in un’indimenticabile alba. E tutta la narrazione va a toccare molti degli argomenti che già nell’originale di Shakespeare donavano profondità a un’inventiva tutta linguistica: c’è il tema, così fiabesco e così anglosassone, dei changeling, questi bambini perduti e poi riconsegnati alla vita che non riescono poi a ricostruirsi un volto preciso – tema che qui si ricollega con delicatezza ma anche estrema sincerità allo strazio delle malattie terminali infantili che l’autore ben conosce; c’è l’esplorazione di una sessualità esibita, disinvolta, ma al tempo stesso ambigua, sofferta, in itinere (non a caso esistono molti studi che indagano, già nel Dream, le questioni delle sessualità mutevoli in chiave queer); c’è poi il problema fondamentale dell’identità, dell’appropriazione del sé, del viversi come somma di tutto ciò che nella vita si è vissuto o negato.

È comunque difficile sintetizzare al meglio quest’opera così sorprendente, che si parli della trama così intrecciata, dello stile così denso ed espressivo, o della profondità di argomenti e temi. È più facile leggerlo come se, in una notte di mezz’estate, si bevesse tutto d’un fiato un farmaco, una pozione al tempo stesso amorosa e velenosa.

Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images. Totale di sovracoperta (part.), 1

Paolo Armelli, recensioni fuori tempo, 1

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