Non starò a raccontarvi delle storie

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MONICA BACIO, di Lorenzo Fontana. 6: Cazzi

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Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

6. Cazzi

(dicevamo)

Mo’ me giro: un altro cazzo,
già mi chiedo se son pazzo,
ch’uno già pareva tanto
or con due ringrazio il santo.
Dunque ho da organizzarmi:
se con bocca vado innanzi
un’a destra te n’avanzi
ma la mano posso usare,
giusta è per masturbare,
or sollevo la mia destra,
pronto ad abbassar la testa,
sulla punta che già spinge sulle labbra incandescenti
e li sotto i due pendenti
ch’ora anch’io ho al posto giusto
te li succhierò con gusto,
ma dall’ombra un altro cazzo se presenta assai paonazzo:
sulla mia sinistra spinge,
sulla spalla trova appoggio,
ora è doppio questo assaggio.

Con due mani vanno armeggiati
poi succhiati con dovizia
c’è qualcuno che mi vizia
già con tre vo’ a cominciare
la carriera del succhiare
non fé in tempo a prender ‘l terzo
che già un quarto un quinto e un sesto
mi sconquassano l’assesto.

Le ginocchia reggono appena
attorniato vengo in breve
sol da cazzi in erezione
che già aspettano l’azione.

Io me butto a capofitto
sul quel primo in fronte ritto
poi mi sposto in senso orario e con ordine ci provo:
con le mani armeggio in tondo
in quel buio fondo fondo
solo cazzi vedo in luce
se la cosa vi par truce non m’importa
qui ne ho una bella scorta
tutti duri enormi e succosi,
solo alcuni assai pelosi,
altri senza pelo alcuno
odorosi al punto giusto
succhio un sacco assai di gusto
come fossi sempre stato qui accucciato,
in penombra, riparato,
a leccare palle e cappelle
che mi paiono assai belle
ora brillano nel nero
non son più quello che ero
sono entrato nel mio mondo
non è tondo ma di cazzo ha forma.
Ho lasciato la mia orma in questa stanza
non ne uscirò per molto.

Se qualcuno il senso ha colto aspettar dovrà la fine
per sapere se col cazzo ho trovato mediazione.
Vi risparmio molti anni di forzata costrizione
e passiamo or di fretta all’azione,
quella vera.
Ora il buio si dipana,
la sottana, ancor lontana,
passa il tempo non nell’ombra della stanza
ma alla luce fredda al neon,
dove i muri sono scritti e di cazzi fitti è vissuta la giornata.
Con la bocca un po’ salata
non siam più nel sogno scuro,
dentro il conscio siamo entrati.
Chi di voi pensa in morale,
chi vuol far la paternale,
chi vol solo giudicare, prego
là in fondo c’è la porta
pole andar, poco m’importa.
Chi rimane qua seduto potrà udir cos’è accaduto.
Dentro ai cessi s’è perduto,
al momento sol nel sogno,
in avanti alla latrina
ancor qualche tappa c’è,
ma facciamo un intermezzo
su, prendiamoci un ruchè.

lorenzo fontana

 

“Monica Bacio è un nome rubato al personaggio di un testo di Michel Marc Bouchard, che io e Valentina Diana mettemmo in scena nel 2007. Un personaggio che è poi diventato una sorta di mio alter ego e che si è “esibito” in alcune occasioni (e grazie ad Elena Russo Arman, per aver coinvolto Monica nelle performances dedicate a Fassbinder, organizzate da Phoebe Zeitgeist a Milano) per poi rimanere in attesa di un’uscita ufficiale. Ora Monica è quasi pronta, nel frattempo le è cresciuta la barba, e si presenta raccontando la storia di un bambino, del bambino che era, e del suo percorso di crescita e di scoperta del mondo. Ho scritto il lamento di Monica in versi, perchè era per me l’unico modo di dire cose non sempre leggere, mantenendo un po’ di distacco, cercando di non abbandonare mai il tono giocoso e ironico.” [dal Foglio di sala de IL LAMENTO, ovvero le lacrime, DI MONICA BACIO, di e con Lorenzo Fontana, andato in scena il 10 aprile 2015 al Cecchi Point di Torino]

Monica Bacio ha una pagina facebook.

Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

1. Intro

2. In lotta per il sé

3. Il corpo che già parla

4. Salite e discese

5. L’anima appesa

 

[ Da sempre FN si interroga, nella pratica, sul rapporto fra testo e immagine in rete e su come sia possibile portare in ambito virtuale materiali che vivono all’interno del mondo tangibile; la serie di Monica Bacio, che Lorenzo Fontana pubblicherà per FN nel corso dell’estate 2015, nasce dal progetto di un monologo, che ha già visto una prima messa in scena come studio. Come si porta un monologo in rete? Senza il corpo dell’attore, senza la voce, la scena? Monica Bacio prova a farlo costruendo dei frammenti che combinano testo e immagine (entrambi di Lorenzo Fontana), in un’operazione che ricorda molto da vicino le serie di Francesco Gagliardi (Esercizi, dove gli spartiti di performance sono resi immagine su carta, spediti, fotografati e messo in rete, affidati all’esecuzione di uno spettacolo privato di cui non abbiamo traccia se non ipotetica) o di Giovanni Tola (Kroppslotion, dove l’autobiografia si articola fra testo e immagine, ponendo il proprio corpo come terreno unico della rappresentazione). N. d. D.]

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