Non starò a raccontarvi delle storie

Menu

casa

oneglia, via serrati 23, già 19

Qui abitai da quando sono nato sino all’estate fra i dodici e i tredici, credo; forse l’anno prima. Era una grande casa, del nonno di nostro padre. I miei vi si trasferirono dopo il matrimonio. Buffi racconti di come la casa fosse vuota: mia madre sempre racconta che la loro prima libreria fosse fatta di cassette della verdura.
La casa era affacciata sul mare. Partendo dal mare c’era la spiaggia, la strada (dove abitava la mia maestra delle elementari), la ferrovia, una striscina di verde, l’Aurelia, la balaustra e il marciapiede, di marmo bianco, che girava per tre lati intorno casa.
Visto dall’alto tutto stava in una distanza molto breve, ma molto scoscesa. La balaustra e il marciapiede, di marmo bianco, sembravano di zucchero, di una materia per me sconosciuta se non lì. L’estate era accecante. Il marciapiede era fatto di grandi lastre quadrate, il cui lato corrispondeva alla larghezza. Ci andavamo con il monopattino, con l’automobilina.

Dietro casa una galleria s’inoltrava nella montagna -aveva un nome, che non riesco a ricordare- lì c’era una forgia, di ferro azzurro scuro, e noi ci potevamo giocare. Non so dove trovavamo sempre dello stagno -forse veniva dalla Ditta-, e lo fondevamo in dei neri croguioli, poi lo si gettava con un po’ di timore e massimo divertimento sul marcapiede, dove andava a formare delle specie di frittelle piatte, dalle forme bizzarre, che si lasciavano freddare, per poi rifondere. Una, che venne particolarmente bella, fatta da mio fratello, fu appesa da nostro padre in soggiorno, sulla tappezzeria azzurro lapislazzulo, e lì stette, sino al trasloco.

A destra e a sinistra della casa, tre di qua, due di là, c’erano delle palme, e nel lato verso la città -quello che si vede nella foto- anche dei pini d’Aleppo. Le notti di tempesta le foglie delle palme ingigantivano il rumore del mare, e mi facevano molta paura, poichè talvolta, da un’altezza che -molti anni dopo questa foto- a me sembrava infinita, si staccavano le foglie, che avevano spaventosi aculei. La palma che si vede al centro negli anni si incinò sempre più, e divenne pericolosa, così fu imbracata in una specie di fascione che venne tirato su su a dei pini che crescevano molto più in alto, oltre il tetto della casa.

L’annuncio che avremmo lasciato la casa è uno dei miei ricordi più traumatici. Per quelche motivi vissi l’abbandono di quella casa come una lacerazione che mi sembrò subito insanabile.

About, gli ultimi post.
FN, tutti gli ultimi post