Non starò a raccontarvi delle storie

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BRICIOLE di WOOLF, da Mattioli (Saluti da PLPL, 3)

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Un’altra cartolina, come
la precedente,
da Mattioli.
Terzo titolo di Woolf
nella collana
“Experience. Frontiere” (eh?).
Li conoscete i libri Mattioli di questa serie.

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Sono molto belli nel senso che
incarnano perfettamente quello
che vogliono essere.
Questo un po’ fa da
discrimine
per dire libro bello libro brutto:
-per capirsi: Cristina Parodi con progetto grafico di
Albe Steiner su carta uso mano e
composto in Garamond Simoncini,
mi sa che sarebbe un libro brutto-.
Questi
immediatamente trasmettono la sensazione di una cosa un po’ chic.

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Ti senti chic se ce l’hai in mano.
Colto, ti senti colto.
Poi qui e nella collana più piccola di dimensioni,
“Experience. Light” (eh?),
gli angoli in alto e in basso a destra,
sono stondati -tutti pensiamo: Moleskine, e di lì tutto una linea che fa
tanto Chatwin, maschio solitario, avventuroso ma gentile,
metropolitano ma che si ricorda dell’ottocento,
colto senza mai darlo a vedere, blasé.
E le femmine li tengono in mano godendosi il tenue sentore di sigaro.
I titoli sono perfetti.
Certi si dice pure wow!
Ma qui due cose mi importano mentre nello stand mi guardo questi tre Woolf.
Il trionfo della frattaglia. Le bizzarrie comunicative dei prezzi.
Si sa, i diritti di Woolf sono scaduti, nel 2013
sono usciti 8 titoli di cose di Woolf,
nel 2012 erano stati 19 (diciannove).
Ci sono operazioni costose:
per esempio Einaudi ha fatto tradurre da Anna Nadotti Mrs Dalloway
-e l’ha messo nei Tascabili facendo finta d’essere ancora nell’editoria di 10 anni fa-
-rispettabile e degno, ma forse un po’ anacronistico -parlo di un investimento nel contenuto che non traspare
dall’aspetto materiale del volume. Investimento però che paga nel lungo periodo e che consolida l’immagine della
casa editrice.
Oppure ci sono operazioni meno costose,
come questa. Di confezionamento.
Cari oltretutto (fra i 15 e i 17 € per un centinaio di pagine).
Ma sono libri costruiti per essere costosi. Non importa se
produttivamente
costano non tantissimo.
Ora, che l’editoria vive alla giornata,
è più giusto è più logico fare attenzione
a che ci sia un’apparente equivalenza fra costo e valore.
In questo questa collana è perfetta.
Mentre invece l’aspetto “economico” di molte
collane di classici -ora poi che ci sono collane a prezzi ridicoli,
mi sa che non funziona più.
Il riflesso negativo è che l’apparenza è un bel gioco,
ma alla lunga, si sa, inganna.
Tre libri di lacerti di Woolf che costano insieme più di quanto costerebbero
tutti i suoi romanzi insieme…
non so.
È un po’ come comprare le Kelly. Ne compri una, poi due, poi tre,
poi se intorno infuria la crisi un po’ il gioco ti viene a noia,
e semmai vai da Christie’s e ti cerchi una Kelly originale, semmai.

Un saluto
dalla Fiera della Piccola e media editoria 2013

A presto,
FN

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