Non starò a raccontarvi delle storie

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Bodø / Intro, di Emanuele Sigismondi

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Bodø / Intro

Parlerò dei cortocircuiti mentali di un piemontese in una nazione in cui il brus è il nome comune per “bevanda gassata”. La potenza evocativa di certe immagini è tale che inspiegabilmente da due anni quasi non tocco la Coca Cola.

È stata una delle prime sorprese. Da emigrato cresciuto in una famiglia che si potrebbe definire colta e tutto sommato italofona, mi sono scoperto dopo pochi mesi a trovare più calzanti le espressioni dialettali, quelle di una lingua che in realtà non ho mai saputo parlare.
Forse il mio supermegadirettor-editore FN non cercava proprio questo, quando a maggio mi propose di lavorare ad una rubrica dall’estero, con cadenza circa bisettimanale. Quando uno chiede ad un conoscente di fare il corrispondente dalla Norvegia, mi dicevo, probabilmente si aspetta che si parli di fiordi, sole di mezzanotte, e magari, perché no, una spolverata di combinata nordica, giusto per non dimenticare il famoso fattore manzo (o si dice tronista? aggiornatemi).

In effetti non escludo che FN si sia già pentito e, come i cattivoni di certe serie tv, me lo immagino lavorare di ingegno per farmi sparire.

Più probabilmente la verità è che mi sto facendo prendere un po’ dal panico. La pagina bianca mi terrorizza, come mi spaventa un po’ spiegare perché può avere un senso leggere uno che l’italiano nemmeno lo parla più quotidianamente da due anni. Uno che quando  prende uno spigolo di notte se ne esce con “Helvete!”.

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Quando FN mi ha chiesto di collaborare mi ha messo un tarlo in testa: senza nulla voler togliere agli illustri e bravissimi colleghi/e delle altre rubriche estere, vuoi mettere quanta curiosità ci può essere per un luogo che c’è sulla cartina ma non nell’immaginario comunque delle persone? Nessuna?
Il fascino del vuoto: questa è una corrispondenza non da Londra o da Berlino, ma dalla Norvegia, e attenzione non da Oslo, per carità, ché con circa 600 mila abitanti sarebbe un’esperienza quasi mondana.

Macché, scrivo con l’anima e la vita sospesa nel nord estremo del mondo, fra Bodø (si legge Budo, con la o finale praticamente muta) e Sørkjosen (questa pronuncia è rimandata alla prossima puntata ok?), città capoluogo di provincia la prima, con poco meno di 50 mila abitanti, e microscopico paesino perso fra i fiordi e i ghiacci del Nord della contea di Troms il secondo, con la folle cifra di 853 abitanti, animali domestici esclusi dal computo.
C’è un filo conduttore, un trait d’union, fra Londra e Sørkjosen? Che senso hanno, su queste stesse pagine? Chiaramente non potrò scrivervi delle migliaia di manifestazioni che non si fanno a Bodø e/o nella Norvegia del Nord. Né il mio sarà un lavoro etnografico, a spiegare le ragioni di un modo di vivere un poco buzzurro -e forse in estinzione?

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Vorrei, nel mio piccolo, raccontarvi della sorpresa, della meraviglia. Potrò competere sollevando curiosità su questioni che la maggior parte di noi nemmeno mai si chiede. Per esempio, come si va in bici d’inverno a -20? E soprattutto, perché?

Non sarò esaustivo, la risposta finale è 42 e i grandi interrogativi esistenziali non troveranno purtroppo risposta in questa rubrica. In compenso mi piace l’idea condivisa con l’editore maximo FN di giocare con la pagina bianca, o meglio, la /le curiosità.

Per presentarmi posso dire che sono un ragazzo di 27 anni, una laurea in Scienze della Comunicazione in tasca, anni di esperienze di volontariato e di lotta per i diritti delle persone LGBT quale io stesso sono.
Originario di quel centro del mondo previa esclusione di tutto il resto quale è Cuneo, potrò spiegare in futuro come sono arrivato fin qui, se qualcuno degli amabili lettori/lettrici di FN dovesse essere particolarmente curioso/a.

Per il momento basti dire che ho studiato, fatto volontariato LGBT, lavorato un po’ in ogni campo (davvero, dal tubismo al giornalismo, senza arrivare mai al fatidico tesserino), per arrivare fortuitamente nel nord della Norvegia a fare un lavoro complicatissimo da descrivere nella maggiore compagnia aerea regionale della Scandinavia.

Questa mia serie di interventi, aperta a stimoli esterni sia dai lettori, dall’Italia, che ai fatti di attualità nazionali norvegesi e internazionali, oltre che, ovviamente, al “cuor m’ispira”, non vuole essere un saggio di norvegesità, opera per la quale mancherei sia di competenza che di coerenza.
Cercherò di essere un occhio (e, speriamo, un cervello e tutto il resto) su di un piccolo e semisconosciuto mondo. Sprazzi di vita, materiali originali e piccole riflessioni personali sono alcune delle cose che potrebbero comparire qua.
Condizionale d’obbligo per un progetto in evoluzione. Il tutto nel tono semiserio che più si addice al contesto, condito con quella punta di cinismo che solo chi trasforma l’esasperazione verso il proprio sistema paese con l’emigrazione è in grado di spiegare.

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