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Il bianco Einaudi

Il bianco Einaudi è diventato negli anni una caratteristica immediata di riconoscibilità, tanto che altri libri bianchi ne sembrano copie smunte. È raro che un marchio editoriale sia così fortemente associato a un colore anche se non è il suo colore esclusivo. [1] e [2]

L’Einaudi non è bianca da sempre e anzi, nacque colorata, il bianco arrivò tardi. Il bianco era un colore difficile quando l’Einaudi nacque, nel 1933, e lo era ancora nel dopoguerra, quando l’Italia si avviava alla ricostruzione. La carta era scura, spesso fragile, povera e anche il bianco appariva spento, un’allusione più che un colore.

Una collana che nacque allora –nel 1937– e che continua ancora, i «Saggi», ha al centro della copertina un rettangolo bianco, contornato da una spessa cornice arancione –un’impostazione che poi sarà replicata in viola scuro, in giallo e pochi altri colori. Le copie di allora –la carta povera invecchia malamente– sembrano fatte di carta del pane, porosa, scura. Ora scintilla nel luccichìo della carta patinata, ma allora c’era già l’accenno al bianco, incorniciato.

Il bianco Einaudi ebbe la sua prima affermazione con la seconda serie della collana «I coralli», collana importantissima di letteratura che aveva aperto nel 1947, proponendo talvolta anche il bianco ma non sempre e non spesso, su copertine di cartoncino rigido e opaco –era semmai avorio più che bianco: nel 1962 i «Coralli» poi cambiarono veste grafica –Bruno Munari era già al lavoro all’Einaudi– e una sovracoperta bianco brillante e lucido fasciò una copertina rosso scura. Lì il bianco Einaudi sì affermò come dichiarazione di nitore non solo estetico ma anche intellettuale, etico.

Quando nacquero «Gli Struzzi», la collana che negli anni ’70 fece l’immagine dell’Einaudi seria, rigorosa, impegnata, popolare, Munari usò il bianco –opaco– come una tavola sulla quale organizzare le informazioni esterne del libro, tendendo all’astrazione, e non ci fu colore che potè offuscarlo. [3]

Così quel bianco ha messo in ombra con la sua luce i tanti colori usati sin dalla fondazione. Colorati erano i famosi «Gettoni», collana diretta da Vittorini, così come colorata era l’«Universale Einaudi», molto simile ai «Gettoni», che ne sono una gemmazione, coi titoli scritti in piccolo, il nome dalle casa editrice che galleggia minuto; azzurro carta da zucchero erano i «Narratori Stranieri tradotti»; ma il colore più straordinario l’ebbe una breve collezione, «La Ricerca Letteraria / Serie straniera», che dapprima d’un grigio cupo e opaco divenne d’argento metallizzato –forse un’eco del Libro di latta di Tullio d’Albissola-, una scelta che ormai purtoppo praticano ancora solo «I Grandi Classici Disney», e aimé solo sul dorso. [4]

 

[1] Una delle collane attuali dell’Einaudi, la «Letture Einaudi», è coloratissima, ogni volume un colore diverso, in carta morbida, piacevole al tatto, di bianco c’è talvolta il titolo o l’autore, ma spesso sono in colore anche loro. Eppure sembrano copertine bianche colorate. È probabile che un libro bianco, senza alcuna indicazione di titolo o marchio, sarebbe riconosciuto come Einaudi da molti.

↓ le note di seguito sono state scritte a gennaio 2019

[2] Molto interessante è il caso de il Saggiatore; all’epoca della stesura del post non ancora evidente, ma ora si può dire che se non ha scalzato l’Einaudi dal bianco, di certo se ne è appropriato in modo straordianariamente efficace.

[3] Parallelamente i «Supercoralli», collana di narrativa contemporanea iniziata nel 1968 e viva ancora adesso, nati avorio e presto diventati bianchi, con lo sviluppo della cartotecnica diventarono sempre più lucidi e brillanti, accecanti quasi.

[4] Aimè aimè non è più vero; lo era quando fu scritto il post, nel 2016, ma ora non più. Ciao ciao argento metallizzato.

↓ nota alle illustrazioni, dall’alto al basso:

«Universale Einaudi» (1942)

«Gettoni» (1951)

«Narratori stranieri tradotti» (1938) e «Saggi» (1937)

«I Millenni» (1947)

«I coralli» (1947)

«La ricerca critica / Letteratura» (1967) «La ricerca letteraria / Serie straniera» (1965)

«Centopagine» (1971)

«Scrittori tradotti da scrittori» (1983), «Saggi brevi» (1988) e «Scrittori tradotti da scrittori  / Serie trilingue»

nota buffa

La collana che fissò il “bianco Einaudi” può essere considerata, più che «i coralli», come si diceva, «Gli Struzzi»; è stata questa una delle più longeve collane Einaudi: iniziata nel 1970 s’è chiusa nel 2009, con una veste grafica molto diversa da quella munariana degli inizi, che aveva resistito sino al 1995; era la collana tascabile-economica della casa editrice, che ospitava soprattutto riproposte (ma non solo: Elsa Morante volle fortissimamente che La Storia uscisse direttamente ne «Gli Struzzi» e non invece nei «Supercoralli», più costosa e quindi immediatamente redditizzia per la casa editrice; sappiamo che il calcolo di Morante si rivelò giusto).

L’illustrazione che segue presenta il primo Struzzo, Il Maestro e Margherita, di Michail Bulgakov, che era uscito nel 1967, in “prima edizione mondiale”, nei «Supercoralli».

[grrrrr, il direttore, che ha fatto le fotografie, nella seconda immagine, ha invertito i volumi: quindi la quarta di destra appartiene alla copia che nella prima è a sinistra, e viceversa]

Si può pensare che il progetto originale di Bruno Munari preveda per la copertina una banda nera in basso, su cui trova posto, in bianco, lo strillo; banda poi non più utilizzata col proseguire delle uscite (ma ancora, per esempio, per la sesta uscita, Il Giovane Holden di Salinger, dove però, coerentemente con le richieste dell’autore, compare sì la barra –in quel caso, azzurra–, ma priva di testo). È complicato capire se sia una scelta prima praticata e poi abbandonata perché si trovano in commercio molte copie –dello stesso titolo– nelle due versioni.

Si potrebbe supporre, sulla base per esempio delle due copie fotografate qui sopra, che la banda, presente in una prima edizione, sparisca nelle edizioni successive, comparse quando la banda è sparita dalle copertine. Leggendo le quarte del Maestro abbiamo la conferma: la copia senza la banda nera, a leggere la lista degli ultimi volumi pubblicati, è certamente posteriore alla prima (Il padrone, di Parise, esce negli Struzzi nel 1971), inoltre il prezzo passa da 800 lire a 1000.

Lo storico dell’editoria, nell’attesa di compulsare dei verbali o dei carteggi che suffraghino la sua ipotesi si gongola contento della sua ipotesi ben sufrragata. Ma l’Einaudi non è famosa per la precisione dei suoi dati di stampa: entrambe le copie, alla pagina dello stampatore, recitano: “Finito di stampare in Torino il 18 aprile 1970 / per conto della Giulio Einaudi editore s. p. a. / presso lr Industrie Grafiche C. Zeppegno”.

Lo storico improvvisato si ritrae sconsolato.

nel 2015 ho scritto più o meno un post al mese per il sito del Rosso Antico, un vermuth. Esperienza felicissima –pagamenti puntuali, interlocutore gentile e attento–, poi conclusasi per il dirottamento altrove degli investimenti pubblicitari. In questi giorni mi sono accorto che tutto il sito, e quindi i miei post, che sino a poco fa si trovavano, è sparito. Naturalmente da allora molto si è perso nei miei computer, ma qualcosa riesco a recuperare e lo metto qui, dove si parla di libri a partire da un esempio, un pretesto, uno specimen (n.d.d.)]

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