Non starò a raccontarvi delle storie

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Berkeley Barb Vol.5. No. 18 / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

40. Berkeley Barb Vol.5 No.18

Max Scherr, “Berkeley Barb Vol.5 No.18″, 3-9 November 1968, Berkeley, California.

Il Barb era un internet non regolamentato prima che fosse inventato. Insomma qualunque cosa fu pubblicato su quelle pagine. Era così libero. Ci fu un senso di comunità attorno ad esso. Anche quando le persone lasciarono Berkeley, mantennero la sottoscrizione perché quello era il loro mezzo di comunicazione sociale. Quello era la connessione alla loro gente.” 

(Paul Krassner)

10 centesimi a copia. Collage di nudo femminile. Timbri di “peace & love”.

Comprare il Barb non era un dovere, ma un vero piacere. Parola di Max Scherr, il suo fondatore. Lanciato il 13 agosto 1965, per ben 15 anni, fu uno dei primi magazine sotterranei a urlare per i diritti civili, contro la guerra, baluardo dei movimenti controculturali soprattutto per i radicali di Berkeley e per la Nuova Sinistra, un urlo per la generazione rivoluzionaria californiana. Tra politica radicale, arte psichedelica, opinioni, recensioni, consigli, annunci personali e proteste, questo era il Barb: un contenitore che dava voce a chiunque per la libertà della parola e dell’espressione.

Prima di morire Scherr ricorda in una intervista quel periodo: “Siamo stati pazzi con un sacco di buone intenzioni. Tutti noi siamo stati viziati e cresciuti in quell’ambiente. Abbiamo sviluppato una grande filosofia e allo stesso tempo, abbiamo abbattuto un sacco di ostacoli per un pensiero onesto e aprendo un nuovo mondo futuro.”

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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