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Benjamin Black (John Banville), LA BIONDA DAGLI OCCHI NERI; di Mariolina Bertini

Le Signore in giallo, a cura di Mariolina Bertini e Giuliana Giulietti

Esplorazioni, notazioni, avvisi, ragionamenti

sulla letteratura che in Italia si chiama gialla

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Le signore in giallo, di Bertini / Giulietti

8.: Benjamin Black (John Banville)

di Mariolina Bertini

Posseduto dal démone del pastiche

NORE_IN_GIALLO_NOVARO_3Devo confessare che, nonostante i giudizi entusiastici dei pezzi da novanta citati in copertina (Stephen King e Richard Ford, scusate se è poco), all’inizio non ho accolto con particolare esultanza la notizia della resurrezione di Philip Marlowe ad opera di John Banville, di cui per altro ho spesso apprezzato i polizieschi di ambiente irlandese.

Mi predisponevano allo scetticismo due letture recenti: l’avventura apocrifa di James Bond uscita da Stile libero (William Boyd, Solo, Einaudi 2013), e Morte a Pemberley (Mondadori, 2013), sequel giallo di Orgoglio e pregiudizio dell’eccelsa P.D. James.

Il Bond di Boyd risulta patetico non -come vorrebbe l’autore- per l’età avanzata e per l’alcoolismo, ma per aver smarrito ogni traccia di quell’ironia che era la quintessenza della sua personalità; i personaggi di Jane Austen, riesumati da P.D. James e da lei coinvolti in un intreccio ben congegnato, hanno la rigidità stolida e inespressiva delle statue di mme Tussaud nei loro perfetti costumi d’epoca.

Mi sono bastate le prime pagine di Black-Banville -con la scena topos della cliente sofisticata che irrompe nello squallido studio del detective a chiedergli di rintracciare un individuo scomparso- per rendermi conto che avevo assolutamente torto.

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La bionda dagli occhi neri, benché si inserisca nello stesso filone editoriale, non ha la minima parentela né con il Bond abusivo di Boyd né con la diligente ma algida ricostruzione di P.D. James. È frutto di una passione chandleriana palesemente antica, forsennata e implacabile.

Non nasce dal disegno ragionevolissimo di mandare in libreria un best seller di qualità, ma dall’insensato tentativo di clonare un romanzo di Chandler in tutti i suoi aspetti, nei temi e nei personaggi, nell’intreccio, nella filosofia, nello humour, nella scrittura.

Posseduto dal démone del pastiche, Banville gioca con il suo modello divertendosi alla follia. Perché nel titolo compare una bionda dagli occhi neri? Ma perchè Chandler dimenticò di includerla in quella tipologia delle bionde che svolge, nel Lungo addio, lo stesso ruolo del catalogo delle navi nell’Iliade o di quello delle balene in Moby Dick.

Nell’eroe di Banville, coinvolto nell’intrigante vicenda di un losco personaggio che ha simulato, per ignote ragioni, la propria morte, non riconosciamo il Marlowe chandleriano soltanto grazie agli oggetti che lo caratterizzano: una certa valigia di cinghiale bianco che ha già svolto nella sua vita un ruolo non indifferente, la pipa alternata alle sigarette, la scacchiera, la macchinetta del caffé.

Riconosciamo la sua voce, che accompagna l’intera narrazione; il suo sguardo disincantato, che filtra ogni scena; lo humour surreale delle sue metafore e l’amarezza del suo idealismo eternamente deluso. Non è ricostruito, il Marlowe di Banville; è rivissuto dall’interno, in un misterioso processo osmotico, e ci lascia sbalorditi come i Mantegna ricreati da Icilio Ioni lasciavano a bocca aperta un affascinato Georges Perec.

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Falso spettacoloso, La bionda con gli occhi neri dovrebbe occupare, in una vetrinetta ben illuminata, il posto d’onore di quel Museo del Falso che lo scrittore Errico Buonanno sta allestendo nel castello di Verrone. Il merito, certo, è in primo luogo dell’autore, illusionista ispirato; ma all’eccellenza del risultato contribuisce anche la traduzione di Irene Abigail Piccinini, impeccabile nel ritmo e nel lessico privo di anacronismi.

Leggendola, non potevo fare a meno di metterla a confronto con l’onesta ma davvero datata traduzione Feltrinelli de Il lungo addio, di Bruno Oddera, dove gli insulti più sanguinosi sono “fanfarone” e “pancione di un delinquente”, e i killer più spietati minacciano: “Ti concio per le feste!

Come non inseguire il sogno di un vero Chandler trasposto nell’italiano di oggi dalla traduttrice di

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questo Chandler fittizio, così autentico, appassionato e suggestivo nella sua esibita falsità?

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Benjamin Black (John Banville), La bionda dagli occhi neri. Un’indagine di Philip Marlowe, trad. di Irene Abigail Piccinini, ed. orig. 2014, Guanda


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Le signore in giallo, di Bertini / Giulietti

8.: Benjamin Black (John Banville)

di Mariolina Bertini

 

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si ringrazia

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