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AVVERTENZE, di Caterina da Padova. 4: I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI / Erri De Luca

Avvertenze, di Caterina da Padova
4. I pesci non chiudono gli occhi. Erri de Luca, Feltrinelli 2011

Illustrazione per "Avvertenze", di Caterina di Padova (Liz Taylor in The Taming of the Shrew, 1967)

Abbondante o divagante?

Ed ecco, un nuovo capolavoro del più schivo, severo, spirituale tra i nostri narratori. Un lavoro adatto allo scorcio di fine estate (con tanto di malinconico pesciolino a tagliare la copertina): nostalgia elargita a larghe mani per gli stuoli di lettori che di lui si compenetrano, come dimostrano anche le cinque finali paginette intitolate “Erri De Luca per Feltrinelli”, dove con filolologica cura si elencano le opere dello scrittore chiosate opportunamente da una misteriosa penna, quella che anche pensa al risvolto con romantica vaghezza. De Luca pensa De Luca, De Luca vive nella luce riflessa da De Luca, ne respira i tratti arcaici, di una durezza di roccia.

Anche qui, esattamente come negli ultimi suoi tre o quattro libretti, ci racconta la storia di una famiglia antica di povertà, segnata dall’emigrazione, dal sogno americano e dall’ideale comunista.

Lui, bambino povero di carne ma a dieci anni già invaso dalla lettura accanita di Cervantes, si stagliava per diversità, silenzio inerme, capacità d’intendere e di desiderare, in un privato rapimento, corpi di fanciulle in fiore, ragazze cittadine che si permettevano letture esotiche, i gialli Mondadori. Per poi tornare, all’imbrunire, al lavoro duro dei pescatori, suoi veri alter ego senza volto, uomini con cui provare la vita.

Ecco, dicevamo, compiuti i cinquanta, “un uomo (chi?) torna coi pensieri su una spiaggia dove gli accadde il necessario e pure l’abbondante. L’abbondante che troviamo anche qualche passo prima quando quello stesso uomo, nel pieno del suo fulgore di lettore sente “i libri riempirgli il cranio e allargargli la fronte. Andava piano, a remi, qualche parola non capìta la lasciava stare, senza frugare nel vocabolario. Doveva arrivarci da solo, definirla attraverso altre occasioni, a forza d’incontrala”. L’abbondante che ci sommerge poco più avanti, quando l’uomo di cui si diceva comprende di essere nato per volontà superiore e “gli piglia quel desiderio maledetto di non essere esistito, di lasciarli stare quei due (mamma e papà) a vivere in pace. Con più violenza dei dieci anni in cui desideravo essere invisibile, penso al suo ventre piatto (di mamma) senza il mio peso dentro.” L’abbondante che infine si stempera nel finale quando, evocato il primo coito tra uomo e donna, il primo del nostro uomo, “la vita aggiunta dopo, lontano da quel posto, è stata una divagazione”.

Scrittura filosofica, scrittura del pieno che ambisce al vuoto, e tante, troppe parole prese a prestito da tante e troppe letture rimescolate alla rinfusa. Come se bastasse l’aura della parola rubata alla storia (la sua specialmente) dallo scalpello in pugno all’Erri De Luca operaio, terrorista, casto cantore dei semplici,  per costruire quella struttura, quell’opera di Dio nella quale specchiarsi ostinatamente. Come quando si raggiunge il fondo di una strada cieca. 
 

Ps. mamma e papà in parentesi sono aggiunti da chi scrive

Avvertenze, di Caterina da Padova
4. I pesci non chiudono gli occhi. Erri de Luca, Feltrinelli 2011

Illustrazione per "Avvertenze", di Caterina di Padova (Liz Taylor in The Taming of the Shrew, 1967)

I pesci non chiudono gli occhi / Erri de Luca / I Narratori /112 p. ; 12 € / Feltrinelli 2011

Le “Avvertenze” di Caterina da Padova: una serie di brevi aiuti, per uscire incolumi dal confronto con la letteratura italiana contemporanea, per aiutarci a leggere scrollandoci di dosso il rumore degli uffici stampa.
Chi è Caterina da Padova? Sappiamo che lavora per alcune delle più importanti case editrici italiane, è di carattere fiero e battagliero, che, certo, non si fa domare.


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