Non starò a raccontarvi delle storie

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ATGET per MARCEL PROUST negli Struzzi Einaudi

Marcel Proust, di Paola Monasterolo

Quello Strano Signor Proust

a cura di Giuseppe Girimonti Greco

e

Mariolina Bertini

7 copertine per Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

di Massimo Scotti

QSSP#1.4: Chiosa: oggetti estetici

 

Marcel Proust, di Paola Monasterolo

tratto da:

Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Copertina (part.), 1

Angeli veglianti

Le sette copertine della Recherche

nell’edizione Einaudi del 1978

4: Chiosa: oggetti estetici

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Si tratta, lo abbiamo detto, di interpretazioni puramente ipotetiche. La resa ha valore di per sé, anche al di là dei significati possibili, anche in assenza di un qualunque significato: le copertine hanno un potere estetico che non richiede qualità aggiunte.

La loro forza compositiva proviene però da una stratificazione di pensiero e di senso che esse dispiegano come ali in un movimento istantaneo, quello in cui l’immagine si offre allo sguardo, prima di venire esplorata con maggiore attenzione.

Nella loro sequenza multipla c’è la storia di un fotografo e del suo umile lavoro di cronista, dedito alla conservazione visiva di un mondo cancellato dalla storia e dalla guerra.

C’è, inoltre, la lunga riflessione di un teorico che ha seguito la vicenda urbana nella sua transizione dalla modernità alla contemporaneità, facendone la parabola di un pensiero collettivo che si evolve e ingloba elementi filosofici, economici, etici e sociali, fissati in icone del tempo, come i passages commerciali.

C’è, infine, un autore i cui sforzi sono concentrati non tanto sulla memoria di un mondo quanto sulla costruzione di un senso, per quanto nichilista esso sia: l’essenziale, per Proust, era che tale senso potesse acquisire l’aspetto supremo di una forma d’arte, forma che, almeno in apparenza, il fotografo Atget aveva sempre negato alla sua opera; tutto questo si può intravedere non solo attraverso la lettura di un lungo romanzo, ma già osservando la copertina del volume che lo racchiude.

Angeli veglianti

Le sette copertine della Recherche

nell’edizione Einaudi del 1978

4: Oggetti estetici

Le sette copertine

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(Una breve, parziale, immersione nel té; la letteratura cambiò per sempre. Il 14 novembre, cent’anni fa. 

Evviva! Cent’anni dalla prima pubblicazione è un bell’anniversario da festeggiare. La Recherche ci ha cambiato tutte e tutti, che la si sia letta o meno, che la si sia annusata e lasciata lì o letta invece dalla prima pagina all’ultima e poi cercato ancora ogni riga scritta dal Marcel mai saziandosene. Senza la Recherche di Proust il critico gastronomico Anton Ego non avrebbe avuto la sua madeleine incarnata in un boccone di Ratatouille.

La Recherche è impossibile da leggere, oggi. La sua mole, le sue frasi che sembrano non finire mai. Eppure, proprio oggi, quando leggerla sembra essere diventato un atto estremo può essere più che mai necessario. La Recherche può essere il baluardo, la fortezza che ciascuno di noi sa che un giorno può alzare per difendere la natura fluida e maestosa del tempo, sbriciolato dalla nostra passione trionfante per la distrazione.

Così, approfittando dei cent’anni, FN apre una nuova rubrica, affidata alle esperte mani di Giuseppe Girimonti Greco e Mariolina Bertini cui si affiancheranno altre mani e altre voci. Una rubrica che ospiterà cose diverse fra loro, pezzi difficili e frammenti d’occasione, materiali recuperati che si pensavano perduti, appunti, giochi, che, sia che noi si sia folli di Proust sia che noi si sia sospettosi e scettici, sappia tenerci nei pressi, tenerci in allerta, a dirci che Alla ricerca del tempo perduto è là, per noi, da cento anni.

Naturalmente, abbiamo cominciato parlando di copertine)

(Cent’anni fa, ma proprio cent’anni giusti, il 14 novembre 1913, usciva a spese dell’autore il primo volume di un ampio ciclo romanzesco, A la recherche du temps perdu, Alla ricerca del tempo perduto. Quell’autore era Marcel Proust e il titolo di quel primo volume era Du côté de chez Swann, tradotto da Natalia Ginzburg come La strada di Swann [Einaudi, 1946] e da Bruno Schacherl [Sansoni, 1946] (curiosamente) come Casa Swann.

Vari editori avevano garbatamente rifiutato il manoscritto. André Gide, che aveva espresso un parere negativo per conto di un editore prestigioso, non si perdonò mai di aver commesso “il più grande errore della sua vita”, ma il tempo – galantuomo – ha vendicato Proust: se Gide vanta ormai ben pochi lettori, l’autore della Recherche è ancora oggi misteriosamente di moda; misteriosamente perché Quello Strano Signor Proust non è certo uno scrittore ‘semplice’, anzi, la sua scrittura rifugge dalla semplicità.

In tempi di concisioni estreme, di riduzioni di tutto al cicaleccio di twitter, è difficile pensare a un autore più lontano da un mondo che gli avrebbe fatto semplicemente orrore.

Il testo che abbiamo scelto per festeggiare a modo nostro la ricorrenza parla di una splendida edizione Einaudi della Ricerca, impreziosita da apparati critici di Mariolina Bertini, e uscirà in quattro puntate.

Ringraziamo sentitamente l’editore Le Cariti di Firenze, e in particolare Mascia Cardelli, per averci accordato il permesso di riprendere in questa sede un’intera ‘voce’ del volume Proust e gli oggetti (a cura di G. Girimonti Greco, S. Martina e M. Piazza, 2012).

Il titolo che è stato scelto per questa nuova rubrica di FN è un omaggio a uno dei più bei libri che siano mai stati scritti sul nostro festeggiato (Céleste Albaret, Monsieur Proust, Paris, Laffont, 1973). Ma sulla ‘stranezza’ del Signor Proust – queer o non queer, questo è il dilemma – ancora molto ci sarebbe da dire… Buona lettura

[Giuseppe Girimonti Greco, Massimo Scotti]

Marcel Proust, di Paola Monasterolo

Quello Strano Signor Proust

a cura di Giuseppe Girimonti Greco

e

Mariolina Bertini

Il ritratto di Proust, logo della serie, è di Paola Monasterolo

I volumi fotografati sono stati gentilmente prestati a FN da Camilla Valletti

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