Non starò a raccontarvi delle storie

Menu

André Aciman / CHIAMAMI COL TUO NOME. Guanda 2014 (Recensione di Paolo Armelli)

 

Screenshot 2014-05-20 01.02.16

 

 

Chiamami col tuo nome
(Call Me by Your Name)
di André Aciman

traduzione di Valeria Bastia
grafica di Guido Scarabottolo
illustrazione in copertina di Giovanna Mulazzani

pag.: 271, brossura; 12€
Guanda -Le Fenici / Narrativa, Milano 2014

©2007 André Aciman
©2008 Ugo Guanda editore S.r.l., Parma (Gruppo GeMS)

Paolo Armelli, recensioni fuori tempo, 2

André Aciman, Chiamami col tuo nome. Guanda 2014. grafica di Guido Scarabottolo; illustrazione Giovanni Mulazzani. Copertina (part.), 1

Sono venuto a sapere di Chiamami col tuo nome (Guanda, traduzione di Valeria Bastia) con molto ritardo, sei anni dopo la sua uscita. Più precisamente una domenica a metà del settembre scorso, quando al Festivaletteratura di Mantova ho sentito parlare il suo autore, André Aciman. Grande esperto di Proust e professore di letterature comparate alla New York City University, è nato in una famiglia turco-sefardita ad Alessandria d’Egitto; con l’avvento di Nasser è costretto a lasciare il paese e si forma poi a Roma, a Parigi e infine negli Stati Uniti. Il tema dell’identità e dello sradicamento sono centrali nella sua sensibilità e nella sua formazione, ma mai con toni tragici o melensi; a Mantova ha affermato (parlando per tutto l’incontro in italiano): “Se uno si sente straniero in ogni posto in cui va, alla fine finisce per essere anche un po’ strano“.

André Aciman, Chiamami col tuo nome. Guanda 2014. grafica di Guido Scarabottolo; illustrazione Giovanni Mulazzani. Copertina (part.), 2

Chiamami col tuo nome, il romanzo che gli ha dato la fama soprattutto in Italia, è appunto una storia sulla complessa e sofferta definizione del sé, che acquista nitidezza e sicurezza solo nella dimensione fondamentale del ricordo (“Siamo tutti prigionieri del tempo“, ha detto Aciman sempre a Mantova, “è l’unica cosa che mi interessa perché in esso troviamo tutti gli elementi che ci danno identità“). Al centro della trama, per certi versi controversa, è Elio, diciassettenne decisamente colto e originale (trascrive sonate di Haydn e Bach per la chitarra), figlio di un professore universitario che ogni estate ospita nella sua grande villa sulla Riviera ligure un giovane scrittore per dargli modo di ultimare il proprio libro. Quella che per Elio è un’ormai consueta scocciatura diventa, quell’anno in particolare, un sorprendente e contrastato viaggio alla scoperta di se stesso: a soggiornare nella villa è infatti Oliver, ventiquattrenne americano dalle camicie svolazzanti e dall’atteggiamento da “muvi star“, che deve finire un suo lavoro su Eraclito e ovviamente costringerà Elio a far fronte ai suoi più intimi ma anche impellenti desideri. Fra nuotate, corse in bicicletta, discussioni su Leopardi e Celan e posticce avventure con ignare ragazze, i due si sfuggiranno, si inseguiranno, si ignoreranno, si fraintenderanno per poi finalmente abbandonarsi all’attrazione reciproca e all’inevitabile passione.

André Aciman, Chiamami col tuo nome. Guanda 2014. grafica di Guido Scarabottolo; illustrazione Giovanni Mulazzani. Copertina (part.), 3

Aciman ha un grande dono nella scrittura, riesce a inanellare parole in modo appassionato e a comporre una lunghissima lettera d’amore che tocca picchi di lirismo, trasmettendo tutta l’intensità e al contempo l’oscenità delle storie d’amore più ferocemente vere. Forse è in questo aspetto che il suo romanzo risulta più riuscito, ovvero nel dimostrare che ogni amore potente e reale – non importa la sua connotazione – è insieme sia estasi che tormento: “Volevo anche che morisse, così almeno, visto che non riuscivo a smettere di pensare a lui e di preoccuparmi di quando l’avrei rivisto, la sua morte avrebbe messo fine a tutto“. Come dice il titolo, l’amore passionale è anche annullamento nell’altro. Ciò che è meno convincente, nel bilancio del libro, oltre a quel che divagazione intellettualistica come la scena del reading di poesie a Roma a cui assistono i due, è invece legato alle dinamiche sessuali fra i protagonisti che, dal corteggiamento velato all’effettivo rapporto, sono venate di stereotipi ed esagerazioni: “le due metà sode e rotonde dell’albicocca con il taglio nel mezzo mi facevano pensare al suo corpo (…) Toccare quell’albicocca era come toccare lui“.

André Aciman, Chiamami col tuo nome. Guanda 2014. grafica di Guido Scarabottolo; illustrazione Giovanni Mulazzani. Incipit (part.), 1

Ciò che è veramente efficace, tuttavia, in Chiamami col tuo nome è la resa di alcuni processi psicologici che caratterizzano il contraddittorio rapporto fra Elio e Oliver, che peraltro scontano una differenza di età (e di maturità?) decisiva. Perché come detto ognuno dei due cerca di celarsi all’altro, di negare i propri sentimenti per non palesarsi in modo vergognoso: il culmine di questo gioco di schermi avviene dopo la loro prima notte d’amore, quando Elio arriva a essere disgustato di quell’incontro e di se stesso, del proprio stesso corpo: “Ciò che provavo era peggio dello schifo. Non volevo ricordare, non volevo pensarci. Cancellarlo. (…) Meglio litigare col mio corpo che provare ciò che stavo provando“. Perché il rifiuto, talvolta, è una difesa automatica, l’unico modo di non abbandonarsi a un appagamento totale e annientante, peraltro destinato ad essere effimero. Altro aspetto convincente è infatti che i due vivono una storia senza futuro, non contando i giorni che hanno perso o guadagnato, in qualche modo consapevoli che quella sarà un’esperienza fondante ma irripetibile (“evitando di pianificare come mantenere vivo il nostro rapporto, evitavamo anche di pensare all’eventualità che prima o poi potesse morire“): Oliver dopo l’estate tornerà negli Stati Uniti e darà alla propria vita una svolta irrimediabile e inconciliabile con la sua passione per Elio. Che poi i due si perderanno o meno, si ritroveranno o meno, è un altro degli aspetti più interessanti della storia (con forse, anche qui, qualche svirgolata di sdolcinata malinconia).

André Aciman, Chiamami col tuo nome. Guanda 2014. grafica di Guido Scarabottolo; illustrazione Giovanni Mulazzani. Pagina dell'esergo (part.), 1

Nel libro, fra le molte immagini di riferimento artistico-letterario, particolarmente interessante è quella della basilica di San Clemente: prima residenza del console Tito Flavio Clemente, poi tempio pagano e chiesa cristiana dedicata a San Clemente papa, e poi altra chiesa ancora e infine la basilica attuale. Un sovrapporsi di sostrati che tutti assieme formano la sua storia, l’uno indispensabile per l’esistenza dell’altro: allo stesso modo questo romanzo sembra suggerirci che siamo fatti, nel ricordo della nostra vita che è stata, di tutto ciò che ci è successo, anche dei nostri amori sbagliati, delle nostre sofferenze più lancinanti, delle cose di cui non abbiamo goduto a sufficienza o per abbastanza tempo. C’è un momento piuttosto toccante che suggella questa idea dell’esistenza e dell’amore, e accade quando Elio si confessa al coltissimo ma anche piuttosto distaccato padre e trova in lui una comprensione inaspettata: “Ricordati, cuore e corpo ci vengono dati una volta sola. (…) di vita ce n’è una sola, e prima che tu te ne accorga ti ritrovi col cuore esausto e arriva un momento in cui nessuno lo guarda più, il tuo corpo, e tantomeno vuole avvicinarglisi. Adesso soffri. Non invidio il dolore in sé. Ma te lo invidio, questo dolore.”

André Aciman, Chiamami col tuo nome. Guanda 2014. grafica di Guido Scarabottolo; illustrazione Giovanni Mulazzani. Dorso, copertina (part.), 1

 

Paolo Armelli, recensioni fuori tempo, 2

Screenshot 2014-05-20 01.02.16

 

(Chi ha pagato il libro? Paolo Armelli, che poi l’ha spedito per posta a FN che l’ha fotografato)

Recensioni, gli ultimi post.
FN, tutti gli ultimi post