Non starò a raccontarvi delle storie

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Cagnolini, matrimoni, traduzioni e gite al G. A. Y.

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Sono tornato!

 

Ebbene sì, finalmente le (inizialmente velate, poi mica più tanto) minacce del direttorissimo hanno sortito l’effetto voluto, e quindi eccomi con un bel pezzo scritto da una simpatica carrozza dell’Overground.

Per chi non lo sapesse l’Overground è un circuito di metropolitana leggera in superficie che circonda Londra e che collega zone non servite dall’Underground, luoghi come Shoreditch, Peckham e pure casa mia. E visto che molte di quelle località sono tra le più gettonate dalla popolazione hipster londinese, le carrozze sono zeppe di aitanti ragazzi barbuti: non esattamente il mio tipo ideale, ma se se siete interessati a questo particolare esemplare umano ora sapete dove andare.

E poi spesso ci sono anche cagnolini simpatici (foto scattata in diretta):

 

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Insomma, come avrete capito siamo tornati al solito tran tran londinese dopo la pausa estiva. Devo dire che quest’anno lasciarsi alle spalle la bella stagione è stato particolarmente difficile: si sta bene in vacanza accidenti. Soprattutto se le vacanze vengono passate prima in Grecia (Skopelos, consigliatissima)…

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… e poi a casa per matrimoni di vecchi, carissimi amici…

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Capirete che dopo queste svariate avventure anche Londra perde un po’ del suo fascino.

Ma a parte ciò l’autunno è partito con il piede giusto. Ho acquisito il mio primo libro come editor (evviva!), ho ricominciato le prove con il London Gay Men’s Chorus per il nostro concerto natalizio (urrà!) e mi sono iscritto ad un nuovo book club di letture in traduzione (paparapà!).

Quest’ultima novità è forse quella più sugosa. È da tempo che cerco di ripetere la mia esperienza rizzoliana – quando lavoravo nell’ufficio di narrativa straniera – e tradurre un buon romanzo straniero in inglese. Non ricordo se vi ho già parlato della generale ritrosia del mondo dell’editoria anglosassone a pubblicare libri in traduzione. È un problema assai diffuso, principalmente per una totale mancanza di conoscenza di lingue straniere tra gli addetti ai lavori, e le cose faticano a cambiare. Fortunatamente esistono successi recenti come Stieg Larsson ed Elena Ferrante che danno un po’ di speranza, ed esistono associazioni come English Pen che si occupano di promuovere scrittori proveniente da lingue e culture considerate (ingiustamente) minori. Proprio English Pen ha lanciato l’idea di un book club dedicato alla narrativa straniera, e così mi sono ritrovato a discutere di romanzi siriani, sudcoreani e islandesi con un gruppo di lettori molto eterogeneo e zeppo di opinioni contrastanti.

Ora spero che questo appuntamento mi stimoli a trovare l’energia per avviarmi sul faticoso cammino che attende al varco l’editor che voglia acquistare un libro in lingua straniera. Gli ostacoli sono molti: trovare un libro davvero bello, che possa “viaggiare”; convincere i colleghi – che non possono leggere il libro in lingua originale – che vale la pena provarci; trovare un traduttore con i controc******i (oops!) (Andornino! Insomma! N. d. D.) che sappia mantenere la qualità del romanzo in una lingua differente da quella originale; promuoverlo tra addetti ai lavori spesso diffidenti. E se tutto ciò funziona c’è sempre l’incognita delle vendite.

Vi terrò aggiornati…

In altre news durante la pausa estiva ho finalmente visitato uno dei grandi club gay di Londra. Non so se si è capito ma non sono particolarmente amante delle discoteche, ma una mia collega si è lasciata da poco con il suo ragazzo e con alcuni amici di lavoro ci stiamo prendendo cura di lei. Le mie colleghe la portano fuori per bevute e shopping, a me è toccata la serata gaya (per la serie non sfatiamo neanche un cliché): niente di meglio per una ragazza traumatizzata da un cuore spezzato di un locale in cui tutti gli uomini non vogliono avere nulla a che fare con lei. E così un bel sabato notte siamo allegramente andati prima al G.A.Y. (chiaro no?) per qualche shot di tequila e chili di glitter e poi all’Heaven, un club vero e proprio dove – questa è una mia teoria – se non sei un modello di Abercrombie non ti fanno entrare.

 

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E così tra palloncini e Whitney remixxata da paura è passata anche questa. E penso proprio che lo rifaremo, se non altro per la gustosa esperienza antropologica.

 

CAFFÈ E NOTIZIE VARIE

  • Ragazzi, tutti subito alla National Portrait Gallery per le ultime settimane della mostra dedicata a Audrey Hepburn! Accorrete numerosi!
  • Caffè! Questo mese viaggiamo lontano: a metà agosto sono stato a Edimburgo per il Festival (due mesi di teatro, danza, stand up, circo e letteratura con centinaia di migliaia di visitatori) e ho fatto un ottimo pit stop presso Urban Angel. Cibo delizioso, buon caffe’ e staff super efficiente e gentile. È ufficiale: il buon caffè è arrivato anche nel profondo Nord.

 

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