Non starò a raccontarvi delle storie

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A Year From Monday / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

38. A Year From Monday

John Cage, “A Year From Monday: New Lectures a New Lectures and Writings”, Middeltown, CT: Wesleyan University Press, 1967.

Mi resi conto che non esiste una reale e oggettiva separazione tra suono e silenzio, ma soltanto tra l’intenzione di ascoltare e quella di non farlo”. 

(John Cage)

Parole libere. Suono scritto.

Nella copertina il trino John Cage ci appare prima lievemente empatico, poi sorridente, per scoppiare infine in una sonora risata, della quale riusciamo a percepire chiaramente il suono. Ci ride in faccia, ed è il tramite per addentrarci nella genialità compositiva che contraddistingue la sua scrittura del suono: un mosaico letterario, un diario visivo di parole. Tra aforismi provocatori, assurdità intellettuali e frammenti a volte solo apparentemente slegati, Cage ci mostra i singoli pensieri, gli aneddoti, in una sua interpretazione di diario del pensiero. È il lettore stesso che vi si deve abbandonare per capirne il senso.

Nel volume ci viene presentata un’antologia di letture, poesie e lezioni dal 1961 al 1967, come “Diary: How to Improve the World (you will only make matters worse)”, “Mosaic”, “Diary: Audience 1966”, “26 Statements Re Duchamp“,Jasper Johns: Stories and Ideas”,Miró in Third Person: 8 Statements”,Nam June Paik: A Diary”, “Juilliard Lecture”.

Ne emerge la sua vera anima: ”Io sono sempre meno interessato alla musica, perché trovo i suoni ambientali e i rumori esteticamente più utili, che i suoni prodotti dalle culture musicali del mondo”. E ancora: “Un compositore è semplicemente una persona che dice ad altre persone cosa fare. Trovo che questo sia un modo poco attraente di fare le cose”.

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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