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A SENTIRMI TI SEMBRO GAY? di Vito De Biasi

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Do I sound gay? Il problema e l’orgoglio di avere una voce

 

In uno degli ultimi episodi di Will & Grace, il personaggio di Jack entra finalmente nel mondo dello spettacolo, dopo otto stagioni di ingaggi da comparsa, altalene tra un lavoro precario e l’altro, e continui “Le faremo sapere”. Diventa infatti il protagonista di una serie tv poliziesca, un duro detective senza regole alcolizzato e playboy, e si scandalizza per essere stato doppiato. Chiunque conosca il Jack di Will & Grace capisce bene che doveva essere doppiato, per essere credibile come ispettore Callaghan dei giorni nostri.

Dall’altro lato della gag, e cioè nella finzione documentaristica, si posiziona adesso Do I sound gay?, il film di David Thorpe che sta facendo parlare di sé al Toronto International Film Festival.

Thorpe, infastidito dal fatto di avere una voce che lo rendeva immediatamente riconoscibile come gay, ha problematizzato la questione e chiesto in giro: “Ho la voce da gay?”.
Tra gli illustri intervistati del film ci sono Dan Savage, famoso per la sua posta del cuore (e del sesso) Savage Love, che in Italia è tradotta da Internazionale, lo scrittore David Sedaris, e George Takei, icona queer onoraria, il Sulu del primo, leggendario Star Trek.

Tutti gli intervistati raccontano il loro rapporto col suono della propria voce, e soprattutto ilrapporto che gli altri hanno con questa. “Oh, non sapevamo fossi gay!” dicono a Sedaris, che confessa di restare piacevolmente sorpreso quando qualcuno non lo riconosce subito come omosessuale, nonostante la voce “inequivocabile”, e aggiunge: “pensavo di aver superato questa fase”. Un’immediata riconoscibilità è ancora un problema, anche per menti illuminate come Sedaris, nella cultura gay americana fondata sull’orgoglio e la rivendicazione? Perché la voce, puro segnale della comunicazione, viene trattata ed esaminata come un sintomo?

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Ho chiesto a Federico Ferrari, psicologo e psicoterapeuta, esperto di tematiche legate all’identità sessuale:

In che senso, innanzitutto, certe voci suonano gay?

-È una questione estremamente interessante, perché da un lato fa parte dell’esperienza quotidiana dei più, quella di “identificare” una persona omosessuale dalla voce, dall’altro è una grossolana semplificazione. La voce è una delle espressioni fisiche che veicolano i ruoli di genere, e le sue caratteristiche sono codificate come maschili o femminili. Esistono quindi voci che mescolano toni maschili con modulazioni femminili, e viceversa. Anche se l’identità sociale gay valorizza delle espressioni di genere androgine, questo non significa che ogni espressione androgina sia gay: esistono infatti uomini eterosessuali che hanno una “voce da gay”.

Perché allora il regista del film, e alcuni suoi intervistati, si fanno un problema chiedendosi Do i sound gay?

-Esiste un consenso all’interno e all’esterno della comunità sul fatto che una voce androgina sia una “voce da gay”. Questo significa che da una parte diventa un elemento dello stigma, come una “conferma” che i gay non sarebbero “veri uomini”: quando questo viene interiorizzato dallo stesso gay che sente la sua voce come femminile, può fargli provare vergogna. Dall’altra parte quel tipo di voce, con tutto ciò che porta con sé, drammi, rifiuti, autoironia ma anche orgoglio, è diventato parte integrante della subcultura gay. La “voce gay” ha cioè da un lato un valore positivo, identitario all’interno del gruppo, dall’altro, nel confronto con i ruoli di genere normativi, diventa fonte di disagio.

Tra lo stigma sociale e la sottile vergogna di sé, o, dall’altra parte, tra l’orgoglio per un dato di fatto e le sottolineature camp di una voce gay, si infila l’ironia risolutiva di David Sedaris, che riferisce un episodio personale che coinvolge la sua voce al telefono, la banalità di essere quel che si è, e il lampo di follia della vita quotidiana. Chiama la segretaria del dentista per prendere un appuntamento: “Buongiorno, sono David Sedaris, vorrei prendere un appuntamento”, e la segretaria: “Signore o signora Sedaris?”. Quante donne conosce, signorina, che si chiamano David?

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