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A qualcuno piace uguale / Simona Argentieri. Einaudi 2010. (segnalazione)

É in libreria

Simona Argentieri
A qualcuno piace uguale

[responsabilità della parte grafica: non indicata]

132 p. ; 10 €
Einaudi -Vele 57, Torino 2010

simona argentieri, a qualcuno piace uguale, Einaudi 2010, responsabilità della parte grafica non indicata: copertina (part.), 1

Certo le tre frasi in copertina -per non parlar del titolo con la sua stanca e subito passatista allusione alla traduzione italiana di Some Like It Hot, di Billy Wilder (A qualcuno piace caldo, USA, 1959, con Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon)- non invogliano. Per un testo che, a sfogliarlo, usa il termine genere, la copertina tutta al maschile è significativa (così che poi, girando il libro, nella nota bio-bibliografica leggere “Simona Argentieri è membro ordinario dell’Associazione […]” fa anche ridere).

Sugli aspetti definitori si discute da quasi centocinquant’anni. E gay, come omosessuale, è parola dal senso velocemente mutevole -e di come non se ne venga a capo tutto il grappolo di sigle intorno a LGBTQ, più o meno ampliate, è una buona testimonianza. La scelta un po’ pruriginosa del verbo “nascondere” è per lo meno un po’ effettistica; il sarcastico-spiritoso “euforico” è così compiaciuto da essere imbarazzante.

Tutte le persone che a vario titolo si sentono coinvolte dal termine “omosessuale” ringraziano che alla seconda frase subito si chiarisca che “non significa pedofilo, né travestito, né transessuale, né viado”, pur trovando che spesso ribadire concetti ovvi spacciandoli per avanguardisti, suona terribilmente compiacente verso le “false verità” che si vogliono dissipare.

Infine la chiosa, che spazza via ogni complessità che si è sovrapposta al termine da quando s’è cominciato ad usarlo, stabilisce che “[…] L’omosessualità è solo un dato esteriore”, per subito proseguire chiarendo: “[…] la spia della patologia negli omosessuali [come dicevamo parliamo sempre di maschi, come sempre] -come negli eterosessuali- è l’incapacità di amare.”

É strano questo modo di comunicare, è come si volesse contemporaneamente stare in due ruoli, o come si parlassero due lingue insieme: una del senso comune cattivo (che percorre coloro che non sanno, vittime di pregiudizi e ignoranza, e che però a tutti ci appartiene e dunque va rispettata e compresa) e la lingua del senso comune buono (che nel suo privilegio della conoscenza viene in soccorso alla prima, consapevole della sua eccezionalità).

(Una mia amica molto cara sempre mi diceva: -che le femmine parlino di femmine e che i maschi parlino di maschi!-, io sempre dicevo: -bah-. Certo spesso mi viene da dire: -ma che ciascuno parli delle cose sue, e che cerchi d’esserne un po’ consapevole, o almeno non spacci parzialità facendo finta d’usare comprensione-).

É difficile dire dove stia Argenteri, e certo le copertine sono redazionali e il testo all’interno forse cela un pensiero aggiornato e avanzato, ma nel caso queste tre frasi non gli fanno un buon servizio.

Qui, sul sito dell’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche, la trascrizione della puntata de Il Grillo (programma di RAI1), un incontro fra Simona Argentieri e un gruppo di studenti, il 13/4/1999.

simona argentieri, a qualcuno piace uguale, Einaudi 2010, responsabilità della parte grafica non indicata: quarta di copertina (part.), 1

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