Non starò a raccontarvi delle storie

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75 -noi, visti da allora

FN_Summer_love_2Dopo due pagine stanche e affaticate, zeppate di fotografie che per la prima volta racchiudono i soggetti fra le mura di casa o nell’aia, qui il sole sembra trionfare, insieme ai corpi di Milo e di André. Non siamo più in Belgio, in Olanda o in Germania, nel cuore dell’Europa del dopoguerra, improvvisamente siamo al mare, in Italia, a Jesolo. Una pagina tutta per tre fotografie. Lo spazio fra le tre stampe sembra ridare respiro ai due, alla loro giovinezza, alla gioia. Più o meno al centro, una didascalia più lunga del solito, con un tentativo di impaginazione complessa, con qualche eco sbiadito della Secessione, si conclude con la notazione “un beau souvenir / un bel ricordo”. C’è qualcosa di commosso e di programmatico in quel termine. Tutto l’album è fatto di ricordi e quasi tutti sono belli -le due pagine precedenti, forse, affievoliscono il programma iniziale-.

Non c’è in questo album una volontà documentaria, c’è invece una selezione pervicace del “beau souvenir”, c’è una volontà rassicuratrice, come una conserva di gioia messa da parte per i giorni bui, una necessità di dare segni tangibili di una felicità così grande che la si può credere fugace.

È così difficile immaginare ora come potesse essere la loro vita. Le foto raccolte nell’album raccontano a loro stessi -noi non eravamo certo contemplati- una vita che ci appare così prossima. Non c’è infingimento, non c’è disagio, sono una coppia felice che vuole ricordarsi della propria felicità. Ma erano gli anni ’50, i primi anni ’50. La guerra era finita da quanto, quando André e Milo si conobbero? L’album lo iniziarono nel 1951, solo sei anni prima il Belgio bruciava sotto i bombardamenti, i ponti fatti saltare, le città e la campagna devastata. Nulla di tutto questo traspare mai.

E come era vista una coppia di due uomini allora? Due amici in vacanza. E forse in città facevano vite separate? Clandestine? Non sappiamo niente. Il programma di André e di Milo di consegnarsi ai sé del futuro come lampi di gioia divampati nel chiaro di una luce estiva appare compiuto.

Per questo motivo l’album di André e di Milo non ci parla di allora, ma parla di noi, un noi che loro seppero sperare, vedere e inscenare.

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