Non starò a raccontarvi delle storie

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73, non qui

FN_Summer_love_2Di nuovo una pagina, come la precedente, totalmente inconsueta in questo album. In nessuna delle fotografie che la compongono compaiono André o Milo. Una sola didascalia, al centro della composizione: la data, giugno 1953 -le cifre sono scritte con cura, a dare alla pagina un che di importante. Organizzate intorno alla data sono cinque stampe su carta lucida, bordo frastagliato, non più, come la pagina precedente, virate seppia; disposte su due file -la superiore ha solo due fotografie- avvicinate al centro; la fila sotto, tre, con quella centrale scesa rispetto all’asse orizzontale; al centro la data; le fotografie sembrano così disposte in cerchio. Le persone ritratte sono le stesse già viste sedute nell’aia e in altre occasioni (a ritroso: Keukenhof, sulle sponde di un torrente che s’era immaginato olandese ma che ora possiamo immaginare sia il Samois, il torrente di Bohan, o a Zouteland). Due donne e un uomo – e Jeep, il cane; sappiamo anche dei nomi. Non sappiamo niente del loro grado di parentela, né fra di loro, né con Milo -che siano parenti di Milo e che sia Milo ad avere legami con Bohan è quasi certo ormai.

Il grado di parentela e l’identità dei tre erano a Milo, che scrive le didascalie, certi; certo era il fatto che nè lui nè André, il pubblico cui l’album è destinato, se ne sarebbero mai potuti dimenticare; assente l’esigenza di dover comunicare l’informazione ad altri.

Madre? Zia? Padre? Zio? Cugini, parenti, amici? Non si sa.

È però molto interessante che siano ospitati qui, in queste cinque brutte fotografie, scattate ciascuna nello stesso punto della casa. Che al di là dell’occasione per la quale furono scattate, il momento o la ragione, di cui nulla sappiamo, la loro presenza qui modifichi in modo radicale l’impostazione dell’album.

L’album era sinora -sino a prima della pagina precedente- teso alla rappresentazione della coppia formata da André e Milo, sembrava un modo tutto serrato su di loro di raccontarsi, di immaginarsi e costruirsi scatto dopo scatto come coppia innamorata, come coppia felice, un memento tessuto nei mesi estivi -forse poi composto in autunno, al rientro- e lanciato verso il loro futuro; questo eravamo, questo siamo, questo sono io, questo sei tu, questo è il nostro amore.

Questa pratica si faceva retorica nella scelta rigorosa dei fondali, delle inquadrature, delle didascalie, tutte incentrate a stringere l’obbiettivo sui due corpi, via via insieme o da soli, sottraendo all’intorno ogni connotazione temporale o di luogo, rendendo tutto ciò che non fosse André e Milo un fondale.

Qui tutto ciò sparisce. Le fotografie, goffe, ripetono lo sfondo casalingo senza grazia, la ripetizione affonda nella materialità delle cose, degli oggetti, delle loro imperfezioni e l’assenza di André e di Milo è squillante come un fiato trattenuto.

Cosa si raccontano qui André e Milo?

SUMMER_LOVE_NOVARO_73

 

 

 

 

 

 

 

Qui tutto ciò sparisce. Le fotografie, goffe, ripetono lo sfondo casalingo senza grazia, la ripetizione affonda nella materialità delle cose, degli oggetti, delle loro imperfezioni e l’assenza di André e di Milo è squillante come un fiato trattenuto.

Cosa si raccontano qui André e Milo?

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