Non starò a raccontarvi delle storie

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70, la fine del futuro

FN_Summer_love_2Un’altra fotografia anomala, in questa pagina così diversa dalle altre da far pensare che le fotografie che ospita non siano state scattate né da André e né da Milo, ma da una terza persona -la carta e il tipo di stampa diversa da quelle precedenti potrebbero far pensare a fotografie scattate da altri, stampate da altri e poi consegnate a Milo e André; questo potrebbe minare alcune ipotesi di lettura fatte sulle fotografie precedenti, ma quella condotta qui è una lettura a tentoni, basata su indizi impalpabili, tutti vanno accolti e indagati. Salvo alcuni luoghi e i loro nomi, all’album Milo e André consegnano pochissime informazioni; dopo decine di fotografie resta certa solo l’irrimediabile parzialità di uno sguardo estraneo che non era stato previsto, la fragilità di uno sguardo che non è il loro ma il nostro.

Cosa ne sarà delle nostre fotografie, quando saremo morti? Ora si è accettato con entusiasmo l’idea di non essere in alcun modo padroni delle immagini che ci ritraggono, le si consegnano con allegra baldanza al mondo perdendone istantaneamente ogni controllo; negli anni ’50, gli anni di questo album, questo era impensabile. Salvo per chi dovesse diffondere fotografie di sé per lavoro, gli scatti della propria vita restavano privati, accessibili a un numero limitatissimo di persone; la morte e il caso soli potevano allargare a sguardi estranei e sconosciuti la platea domestica che a quelle immagini si era sin lì affacciata.

Gli album dei ricordi, come questo, diversi dagli album, per esempio, di famiglia (che contemplano l’idea della trasmissione delle informazioni alle generazioni seguenti e che sono costellati quindi di informazioni, nomi, parentele, che sono composti pensando a un pubblico più vasto dei soli soggetti ritratti e che necessiterà di dati che se sono evidenti all’autore possono non esserlo a chi in quell’album troverà testimoniata una storia, un sistema di relazioni, una coscienza di sé allargata alla propria parentela ascendente e discendente) sono rivolti al soggetto stesso che vi è ritratto e che alla certezza dei propri ricordi affida ogni decifrazione delle immagini raccolte nell’album.

Gli album dei ricordi sono un’affermazione di fiducia nel proprio futuro, una presa di possesso di ciò che accadrà; esprimono la certezza che domani, un giorno, alla fine del tempo, quei dati che sono oggi così evidenti -sono io, siamo noi, è il nostro amore, è la nostra felicità- restino tali per sempre. Gli album dei ricordi in nessun modo risiedono nel passato ma sempre e infinitamente nel futuro; muoiono quando quel futuro finisce, d’incanto.


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