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69, La capra di Monsieur Séguin

FN_Summer_love_2Monsieur Séguin non aveva mai fortuna con le sue capre. Sembrava infatti fossero capre indipendenti, niente le tratteneva, non le carezze del padrone, non la paura del lupo. Una mattina, si liberavano dalla corda e se ne andavano in montagna. Tuttavia Monsieur Séguin non si scoraggiò e dopo che ne ebbe perse sei ne prese una settima; la prese giovane, affinché si abituasse più facilmente; era un’amore, una piccola capra tanto bella. Dietro casa Monsieur Séguin aveva un prato circondato di biancospini, lì, con una corda ben lunga e ben fissata, lasciò la sua capra. Di tanto in tanto veniva a trovarla e la capra era sempre contenta e brucava soddisfatta così che Monsieur Séguin pensò che non l’avrebbe lasciato mai. Ma si sbagliava. Guardava un giorno la capra la montagna e pensò che lassù tutto era più bello. Se ne accorse Monsieur Séguin e cercò di convincerla a parole che il lupo l’avrebbe di certo mangiata ma inutilmente e allora la chiuse in una stalla tutta buia. Ma una finestra rimase aperta e la capra fu presto sulla montagna. La gioia! La felicità! Tutto il bosco ne era in festa. Correva dappertutto la piccola capra, impaurita di niente coraggiosa di tutto, saltava e belava felice. Da un picco vide la casa di Monsieur Séguin e ne rise tanto perché così tanto piccola le sembrava di lassù e impossibile aver resistito prigioniera per tanto tempo. Fu una bella giornata, felice. Saltando e correndo incontrò addirittura dei camosci e d’uno, pare, s’invaghì ricambiata. Ma presto fu sera. la casa laggiù di Monsieur Séguin spariva nella nebbia, solo sentiva la capretta le campane d’un gregge che rientrava e ne sentì la nostalgia; poi un ululato percorse la montagna, la capretta si ricordò del lupo e poi un corno suonò, era Monsieur Séguin che la chiamava. Volle tornare, ma il ricordo della fune che la legava la fece restare. Intese un rumore fra le foglie. Ecco, il lupo. Entrambi sapevano che la capretta sarebbe stata mangiata, il lupo tranquillo ne rideva. Perduta la capretta si ricordò di un’altra capra, che fuggì per ore il lupo, inutilmente. Fu tentata di subito arrendersi, ma fu un attimo. Si mise in guardia e si difese tutta notte sperando l’alba; quando fu l’alba la capretta si distese sulla sua pelliccia macchiata di sangue e il lupo la mangiò.

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La Chèvre de Monsieur Seguin è un racconto di Alphonse Daudet, compreso in Lettres de mon moulin (1869).

Nel 1953 Fernadel ne incise il testo in un’edizione che ebbe molta fortuna.

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