Non starò a raccontarvi delle storie

Menu

66, io non sono qui

FN_Summer_love_2L’unica didascalia generale della pagina ci dice che siamo nell’agosto del 1953, nessuna accenno al dove. Milo e André non avevano alcun dubbio che si sarebbero sempre ricordati di che casa fosse. È dunque un luogo consueto, familiare, noto.

Il divano lo conosciamo già: è lo stesso della fotografia, sempre di Milo, scattata l’anno precedente; anche il mese è lo stesso, agosto. Anche la lampada e forse il tavolo sembrano essere gli stessi, o uguali. Forse da un anno all’altro è stato spostato, o in casa ci sono due divani gemelli: non compare, nella fotografia dell’anno prima, il quadro sulla sinistra, un ritratto femminile, -rinascimentale? fiammingo?-; non compaiono la mensola e la piantana dallo stelo a tortiglione con finto cero reggi lume e anzi il divano là sembra poggiare al muro di destra dove una nicchia è occupata da un armadio a muro che qui non c’è.


Sul divano ora compare un ampio pizzo, sullo schienale, a sua volta semicoperto da una pelliccia, forse di volpe. Sulla mensola quattro oggetti: una radio di bachelite sulla quale è poggiata una fotografia incorniciata -forse tre persone, un ponte, una facciata sullo sfondo; o è forse la riproduzione di un quadro?-; alla sua sinistra una statuina, forse di legno -è forse Becassine?-, alla destra un soprammobile dalla forma quasi indecifrabile, -un souvenir?, una roccia con su una piccola riproduzione di un palazzo? la grana della stampa rende impossibile la decifrazione-. L’abat-jour dal complesso stelo di vetro e base di metallo chiude sulla destra la scena.

Milo è in posa, non fa niente, a gambe accavallate sul divano non sta leggendo -come nella fotografia dell’anno prima-, non sta prendendo il té, guarda in macchina, col suo sguardo gentile da cane buono, incorniciato dalla curva luminosa prodotta dalla piantana; una camicia a quadretti con le maniche arrotolate, i pantaloni lunghi, le calze corte su cui si indovinano i sandali che sempre Milo e André indossano d’estate -si è cambiato per cena, basta costumi succinti, pantaloncini corti, la giornata è passata, la barca alla darsena, i capelli perfetti imbrillantinati brillano alla luce sparendovi.

Il sorriso è calmo e lo sguardo perfettamente allineato all’obbiettivo. Tutto intorno sparisce. Anche se il carico delle suppellettili -che i riflessi della luce fanno immaginare lucidate, pulite, incerate- sembra chiudersi su di lui, Milo traccia un filo indistruttibile fra sé e André attraverso la macchina fotografica, penetra attraverso l’obbiettivo, supera il gioco di specchi che portano la luce alla pellicola, la oltrepassa e si conficca nell’occhio aperto di André.

Ci siamo solo noi. -Sì.

SUMMER_LOVE_NOVARO_66

 

 

 

Summer Love, gli ultimi post.
FN, tutti gli ultimi post