Non starò a raccontarvi delle storie

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54, la città sulle spalle

FN_Summer_love_2Dopo la lunga pausa invernale torno a aprire l’album dei ricordi di André e Milo.

Mi ero fermato per più motivi, l’autunno aveva portato con sé maggiori impegni dell’estate e non riuscivo più a rispettare la cadenza di almeno 4 puntate la settimana; il contrasto strano fra fotografie ch’erano tutte estive e il freddo che cominciava mi rendevano il racconto più difficile, ma soprattutto la pioggia e poi la neve mi avrebbero impedito di fare le fotografie in giardino. Così Summer Love sì fermò per qualche mese. L’ultima puntata, la 53esima, si intitolava Primo sole di primavera. Non lo feci apposta, ma se riprendo ora è forse anche in virtù di quel titolo, che sembra parlare di questi miei giorni presenti, mentre pare finisca l’inverno. Questa qui sotto è la pagina dell’album sulla quale ci s’era fermati.

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Siamo a Bohan, l’inverno è passato. L’inverno in questo album è sempre muto, le fotografie scattate soltanto nei viaggi in primavera e estate. Bohan è il luogo cui Milo e André tornano, forse luogo di origine di uno dei due, forse luogo di vacanze della giovinezza. A Bohan fu scattata una delle prime fotografie di Milo e André insieme, un autoscatto, nel 1951.

La prima fotografia in alto a sinistra -le pagine dell’album presentano sempre le fotografie in una sequenza che, se prende sempre disposizioni diverse, è leggibile come un racconto scritto, da sinistra a destra, dall’alto verso il basso-: per una volta Milo -conosciamo ormai la sua scrittura- scrive una didascalia che non vuole essere burlona, non ci sono giochi di parole e non c’è la trasfigurazione del soggetto in personaggio. Le otto fotografie sembrano essere scattate nello stesso giorno o manciata di giorni; la scritta “Bohan mars 1953” le riunisce e dà loro un senso di compiutezza.

“Premier soleil”, Milo e André in uno dei loro autoscatti. La macchina è poggiata a terra e sfoca verso di noi la rada erba schiacciata dalla neve che s’è sciolta da poco, alle loro spalle il torrente dove d’estete si sono più volte ritratti mentre giocavano nell’acqua, fotografie gioiose, i corpi seminudi, il loro piccolo cane bianco. Qui in una fotografia che riprende la composizione di tante altre -lo sfondo tripartito, reso quasi bidimensionale e diviso in bande orizzontali, loro due al centro- le betulle non hanno ancora le foglie e due Montgomery gemelli -spesso sono vestiti uguali- ampi e dall’aria nuova, l’intabarrano e li fanno sembrare più vecchi, come l’inverno non fosse ancora del tutto passato.

Nessuno dei due guarda in macchina e Milo ha l’aria pensierosa, non c’è il suo sorriso sfrontato e spesso uguale che quasi sempre inalbera; un pochino più basso di André, e più giovane di lui, Milo non è al centro dell’immagine; neppure i due lo sono, bensì Andrè: Milo occupa il terzo verticale verso destra e guarda a terra; entrambi con le mani in tasca guardano in direzioni differenti.

È una fotografia malinconica, forse, Milo e André sembrano ancora in città, dove noi non li conosciamo.

Avevamo litigato?

-Non ricordo.

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