Non starò a raccontarvi delle storie

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53, primo sole di primavera

FN_Summer_love_2“Bohan mars 1953”.

L’undicesima pagina dell’album ritrova l’unitarietà di soggetti, fondali e ordine compositivo sulla pagina. È marzo, l’anno dopo. André e Milo sono vestiti di due montgomery gemelli; sono fotografie serene, commentate dall’ironia affettuosa di Milo. La pagina precedente era dell’estate del 1952.

Chi saranno André e Milo in città?

Che mestiere faranno?

Dove vivranno?

A ogni salto d’anno s’apre un vuoto in quel che possiamo immaginare di loro. Non abbiamo alcuna traccia, nessun indizio. Una sola fotografia, nella decima pagina, ci ha fatto vedere André in città.

Le fotografie, la costruzione del proprio ricordo su carta fotografica, sembrano confinate nel tempo della vacanza.

Ci saranno altri album?

La particolarità di questo album, che lo rende album dei ricordi di sé –e quindi di costruzione del sé che si consegna al futuro- è che, salvo nella prima pagina e nella serie dei pescatori a cavallo, i soggetti delle fotografie sono sempre loro, André e Milo. Altri soggetti, o luoghi non resi fondali per un ritratto, sono come delle interferenze nel continuum programmatico che l’album tenta di perseguire.

Ma davvero questa tensione può circoscriversi al racconto di loro in vacanza? Non ci saranno forse altri album? Album dei ricordi delle feste? Album dei ricordi di noi in casa; album dei ricordi di noi che usciamo la sera, di noi con gli amici, di noi al mattino, al parco, in città.

Questa scotomizzazione di una parte importante della loro vita –che non sappiamo se è intenzionale o se risulta così a noi in virtù del caso che ci ha permesso di accedere soltanto a queste immagini- rende ancora più astratta la figura bicefala di André e Milo, che vive solo lontano dal mondo e che nel mondo svanisce.

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