Non starò a raccontarvi delle storie

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46, la vraie famille

FN_Summer_love_2Su uno sfondo fitto di boschi, più vicina è una valle di campi e fienili, Milo sta, come una pin-up, appoggiato a un tronco d’un albero abbattuto, esibendo Jeep, bianchi l’uno e l’altro.

 

Il cielo, anche lui bianco, disegnato dal profilo di nuvole quasi impercettibili bruciate dalla stampa, occupa il terzo superiore dell’immagine; margine inferiore, il profilo delle colline discende da sinistra a destra; più in basso la linea di confine fra i boschi scuri e i campi, più chiari, è una linea invece leggermente ascendente che ritaglia Jeep dal naso in su –gli occhi, le orecchie- e Milo –le spalle, il collo aperto della camicia, il volto; il tronco su cui Milo e Jeep sono appoggiati, segna una diagonale fra l’angolo in basso a sinistra dell’inquadratura e la linea dei campi, a destra.

 

Le gambe di Milo, quasi accavallate, lisce e tornite, sono perpendicolari al tronco dell’albero, dalla corteccia come increspata.

 

È un “Tableau de famille” [Ritratto di famiglia], come scrive Milo.

 

L’ironia di Milo nell’uso di “famille” è tenero; la “famille” delle due signore, di Yvan e di Alfred, dimenticata.

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